Bruxelles, 28 APRILE 2016“L’accordo con la Turchia dimostra che è possibile far fronte all’enorme problema dei flussi migratori se si adottano soluzioni efficaci e strategiche. Allo stesso tempo, però, è un accordo che mette a nudo le difficoltà dell’Unione nell’andare oltre gli egoismi nazionali e nel ricercare una soluzione ampiamente condivisa ad un problema che riguarda tutti”. Lo ha detto Aldo Patriciello, europarlamentare molisano e membro del Gruppo Ppe, a margine della discussione in plenaria con il Vice-Presidente della Commissione Europea Frans Timmermans nel corso della quale i deputati hanno approfondito i temi legati all’attuazione dell’accordo tra Unione Europea e Turchia riguardante la gestione dei flussi migratori. L’intesa raggiunta tra Bruxelles e Ankara stabilisce che tutti i migranti (che siano rifugiati o persone in cerca di lavoro non ha alcuna importanza) che vanno in Grecia tornino in Turchia. Per ogni migrante tornato indietro, il governo turco invierà un migrante siriano nella Ue.

“Come prima cosa – ha spiegato Patriciello – era importante fermare l’arrivo incontrollato di migranti. Quest’accordo va nella giusta direzione nella misura in cui contribuisce ad una più efficace gestione nella distribuzione dei migranti, ma è evidente che si può e si deve fare di più. Il supporto della Turchia è certamente fondamentale in questa fase ma occorre tornare al più presto ad una condivisione di responsabilità che riporti al centro del dibattito la necessità dell’Europa di riappropriarsi del suo ruolo politico e umanitario in tema di migrazioni.

 Ad ogni modo – ha affermato l’eurodeputato azzurro – l’accordo raggiunto è un risultato che deve spingerci a proseguire con maggiore determinazione e rinnovata fiducia: l’entità e la gravità di questa crisi necessitano di soluzioni globali e non di singole azioni. L’Unione Europea non si tirerà indietro di fronte alla catastrofica crisi umanitaria delle zone di guerra. Con altrettanta chiarezza, tuttavia, è necessario dire che è impensabile accogliere tutti coloro che fuggono per motivi prettamente economici e che, nel perseguire questo obiettivo, rischiano soltanto di finanziare i trafficanti di esseri umani”.