RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA EMILIO IZZO.

ISERNIA. E adesso basta! Se nessuno interverrà, saremo tutti responsabili di questa catastrofe culturale senza precedenti. Signori, qui ci troviamo di fronte ad un’evidente, quanto pesantemente reiterata, mancata tutela! Fare inutili, fastidiosi ed irritanti giri di parole, adesso, a distanza di alcuni anni dalle mie prime denunce pubbliche, equivarrebbe ad una disgustosa pantomima da carrellata istituzionale. Quindi, visto che tutti, purtroppo, hanno avuto modo di seguire le mie proteste nel tempo, non servirebbe nemmeno rinverdire o attualizzare il problema. Ad ogni buon conto, allego al presente un mio articolo – denuncia di qualche tempo fa dal titolo “La Pompei del Paleolitico”, scritto utile a ricordare ai duri d’orecchio quanto valga scientificamente e non solo il giacimento preistorico di “Isernia La Pineta” ma ancor più utile agli ancor più duri d’orecchio per capire quanto poco sia cambiato e quanto quel poco sia purtroppo solo negativo.

L’ultimazione del Museo del Paleolitico che, come si ricorderà, approdò solo dopo le proteste portate all’attenzione dei media nazionali (e che costarono al sottoscritto l’allontanamento dal lavoro e dal Molise!) e che nella fretta (dopo trent’anni!!!) di consegnarlo, ci ha restituito un grande contenitore incompleto senz’anima e senza contenuti, benché programmati, progettati e pagati, in pratica un Museo di cartone che grida vendetta. Ma certamente la cardarella nera, piena d’acqua piovana, che penetrava sullo scavo, per fortuna in una zona praticamente prima di reperti importanti, fece il giro del mondo ed indignò chi queste perle archeologiche tiene a cuore. Ebbene, la riprovevole immagine scandalizzò a tal punto che si corse ai ripari! Infatti, al mio rientro dopo oltre tre anni, ho avuto modo di verificare che le infiltrazioni sono diventate ben cinque e questa volta direttamente sui reperti! E dico infiltrazioni edulcorando la realtà. Un fiume! Un fiume d’acqua scorre sul patrimonio dell’umanità, così come le immagini impietose che allego dimostrano in tutta la loro drammatica oggettività! E adesso basta! Mi appello a tutti, colpevoli o meno di questa situazione, ognuno, per quello che rientra nei propri compiti, deve senza tentennamenti porre rimedio a questo disastro!

Al Sig. Prefetto, che volutamente ho voluto in testa all’elenco dei destinatari e al quale, durante una visita riservata, ho avuto modo di far conoscere l’imponenza del giacimento paleolitico e le deficienze costruttive del Museo, ricevendone in cambio interesse, meraviglia ed imbarazzo, chiedo pubblicamente che si faccia portavoce della situazione drammatica del sito de La Pineta e che convochi tempestivamente un tavolo istituzionale regionale con rappresentanti del MiBACT al fine di porre rimedio definitivo a questa mattanza culturale che offende e ferisce. Inoltre mi appello a tutti i cittadini distratti e che in questi anni nemmeno si sono accorti delle ricchezze che hanno, affinché si scrollino di dosso quel torpore perenne e che si facciano portatori di una lotta collettiva a difesa di un bene grande, veicolo, se protetto e valorizzato come si conviene, di prestigio e lavoro per tanti. Infine, ai dirigenti del MiBACT ad ogni livello, vorrei dire che il soggetto da allontanare per aver fatto il proprio dovere, in primis quello di cittadino, non sono io, bensì le loro coscienze sature di gravi responsabilità! acque-nel-paleolitico

P.S. Il prossimo 5 ottobre ricorre il tragico anniversario della morte di tre giovani ricercatori e dell’amico pilota, i quali,  nel sorvolare l’area de La Pineta, perirono in seguito alla caduta dell’areo proprio sul posto; si erano levati in volo per capire dall’alto come un flusso di acqua piovana era penetrata nel capannone di scavo. Allora era un capannone, oggi è una struttura architettonica notevole e moderna. Non è cambiato nulla, anzi, i danni sono aumentati e il loro sacrificio non è servito a niente!