Visionario. Come un sogno. Il titolo “Prigione” indica una “costrizione” più mentale che concreta. Le figure a metà tra il reale ed il fantastico, sono immerse in un ambiente “acquoso” nebuloso, così come le “fumose” sbarre che attraversa in lungo la tela. Sbarre “nebbiose” imprigionano bellissime creature colorate, si distingue un volatile in un movimento “frizzato” che ancora una volta porta a ricordare il titolo dell’opera. L’altra creatura, più indistinta, ci ricorda che nel complesso dell’immagine esiste, ma se ne sta, ai margini, è visibile senza invadere. Un sogno, che indistintamente, si ricorda al mattino.

Catturano lo sguardo, l’inconsistenza delle sbarre, la loro “chiara” “nebbiosità”. Esse possono essere assimilate a pensieri, che “bloccano” la persona, senza avere però la consistenza dei fatti. È un perdersi dietro a “contemplazioni”, che fermano l’azione, proprio come fosse una prigione.

Nonostante il titolo sia indicatore di una sofferenza, le figure ritratte sono illuminate dal colore, “annegate” in mille goccioline sospese, una foschia che non induce angoscia, ci parla di un animo creativo, tutto sommato ottimista. Uno sguardo consapevole della vita, e delle sue costrizioni, ma con delle evidenti, innegabili risorse propositive (l’ inconsistenza delle sbarre.). Opera certamente d’impatto, suggestiva.

Carmen Veneziale con Barbara Fino

L’Artista Carmen Veneziale, ritratta nelle foto che inseriamo in questa recensione con la collega giornalista Barbara Fino sempre pronta ad organizzare eventi importanti che riguardino arte e cultura.

Recensione a cura di LUCIA DI RUBBIO Consulente motivazionale