Lo sfogo del consigliere nazionale dell’Odg.

Nel documento finanziario approvato ieri dal Consiglio regionale del Molise, non ho trovato una sola parole contenente il termine editoria, informazione, giornalisti, stampa. Eppure sono 58 milioni. E così mentre il Pd vota contro, Iorio si astiene, i grillini (come gli struzzi) scappano a gambe levate, si è consumata una pagina di indifferenza totale nei riguardi del comparto informazione.

Per carità, a Roma litigano sul carcere ai giornalisti, poi convergono sul fatto che i giornalisti siano indispensabili per informare la popolazione specie in tempo di covid, poi tengono le edicole sempre aperte a vendere figurine dei calciatori e ricariche telefoniche, poi si uniscono nella lotta alle fake news, poi, insieme, piangono i giornalisti morti per l’emergenza. Il Molise fa la sua parte e alla fine i nostri beniamini non trovano nemmeno un fondo ad hoc per l’editoria. Certamente è vero che possono accedere nel plafond generale, ma non era forse il caso che coloro che in prima, linea hanno lottato h 24, rischiando la propria pelle avessero un riconoscimento politico tutto per sé?

Non era il caso che Toma predisponesse un contributo a fondo perduto per tutte le testate (aziende editoriali), risonoscendo loro uno sforzo, tenuto conto che le copie sono scese e la pubblicità azzerata? Non era il caso che per il 2020 si aprisse una finestra, una sorta di deroga, che ne so, sulla legge per l’editoria, dove almeno nel 2020 si aggiungesse qualcosa al contributo, estendendolo magari a tutti?

Il presidente Toma, al posto di servirsi della stampa locale per aggiornare (insieme ai suoi collaboratori) le innumerevoli iniziative sulla repressione del contagio, non avrebbe potuto tener conto di coloro che ne hanno consentito la divulgazione, persino dei comunicati stampa notturni.

O per lo meno, non si poteva convocare l’associazione stampa, l’Ordine dei Giornalisti, per discuterne e soprattutto, ma ci sta un cane che ringrazia editori e giornalisti per quello che stanno dimostrando di fare, senza tamponi, con mascherine alla buona e spesso da casa e con tanta paura per se e i loro familiari? Oppure l’editoria è solo il loro specchio, la loro cassa di risonanza, per poi essere dimenticata e accontentata con 4 monete?

Vincenzo Cimino

Cons. naz. Odg