Le considerazioni del dottor Mario Lombardi, direttore dell’ente di formazione CM Protos Srl di Isernia.

LE AZIENDE INFORMANO – Sicurezza sul lavoro: sarà questa la parola d’ordine del futuro delle organizzazioni aziendali. Impresa da ripensare completamente nella fase del post emergenza Covid-19, sia nella struttura e nell’organigramma aziendale, che nel ruolo dell’imprenditore.

«Il rilancio post lockdown necessità di nuovi paradigmi e visioni innovative di fare impresa» sottolinea il Dottor Mario Lombardi, direttore dell’ente di formazione CM Protos s.r.l., società leader nel settore di consulenza in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro, il Dott. Lombardi evidenzia come: «gli imprenditori e i datori di lavoro sono obbligati a nuove responsabilità».

La responsabilità sociale, quindi, è uno dei punti cardine previsti anche dalla normativa vigente, che prevede che ai dipendenti venga garantita la massima sicurezza sul luogo di lavoro, in tutti i contesti in cui esso venga svolto. «Questo si traduce, dalla prospettiva dell’imprenditore, in una messa in atto di soluzioni efficaci, che prevengano qualsiasi rischio di contagio», insiste il direttore Lombardi, il quale è componente della rete nazionale che potenzia le soluzioni informatiche dedicate allo studio a distanza e del lavoro non in presenza, con focus specifici dedicati alle figure professionali esperte in sicurezza.

«Lo smart-working è sempre consigliato, ma qualora non vi sia la possibilità di metterlo in atto, c’è bisogno di creare un ambiente di lavoro privo di rischi.

Se ciò non venisse messo in atto, l’imprenditore potrebbe trovarsi a dover fronteggiare problemi legali, anche rilevanti sotto il profilo penalistico; per cercare di non gravare troppo sulle responsabilità del datore di lavoro, già provati da mesi di chiusura forzata, il Governo e Confindustria  hanno adottato il protocollo condiviso di regolamentazione delle misure anti contagio nei luoghi di lavoro.

Il documento fornisce precisazioni  sui comportamenti da compiere dal punto di vista organizzativo ed igienico-sanitario. A questi sono sopraggiunti anche i protocolli specifici per cantieri, trasporti e logistica».

Un accento ulteriore va apposto, inoltre, anche sulla sicurezza degli avventori. «Le aziende aperte al pubblico, infatti, devono tutelare anche terzi e chiunque passi in azienda. Le responsabilità penali di un imprenditore reo di non aver tutelato i propri dipendenti e figure terze possono ascriversi al reato di lesioni personali gravi o gravissime, se non addirittura, in casi estremi, all’omicidio colposo, oltre all’ordinaria responsabilità amministrativa. Ovviamente bisognerà dimostrare che il danno al lavoratore possa essere avvenuto, con certezza, a causa di incuria del datore di lavoro». Pertanto, continua il Dott. Mario Lombardi: «il sussistere di un’automatica responsabilità civile e penale in capo al datore di lavoro, così come avviene del resto in qualsiasi altra ipotesi di infortunio o malattia professionale. Invero eventuali profili di responsabilità del datore di lavoro dovranno essere dimostrati dal dipendente che ha contratto il virus, il quale è onerato di provare l’esistenza del nesso eziologico tra evento e condotta datoriale nonché l’imputabilità, a titolo di dolo o colpa, al datore di lavoro del danno alla salute lamentato».

Per tali ragioni insiste il direttore Lombardi che, «per far ciò devono sussistere diverse condizioni: contagio contratto nell’ambiente di lavoro; rischio prevedibile, violazione delle norme di sicurezza; nesso tra il danno e la violazione di cui sopra. In conclusione, questo excursus ci fa rendere conto di quanto sia importante prendere sul serio le misure a tutela della sicurezza».

Mario Lombardi luglio 2020