E sì, chiamiamola finalmente con il suo nome, perché di vertenza si tratta!

Anche se opportunisticamente l’azienda non ha mai aperto ufficialmente la crisi, di fatto ha ammesso anche durante l’ultimo incontro al MISE che lo scenario più credibile rimane quello della vendita della fabbrica. Ed è quindi giusto che tutti i soggetti (istituzioni, parti sociali, lavoratori) ne prendano atto.

Unilever è pronta a vendere.

E siamo stati noi molisani a rendere questo scenario possibile: in questi mesi abbiamo consentito che i terzisti di Unilever si attrezzassero per produrre i nostri prodotti; abbiamo consentito che Unilever riempisse i magazzini di prodotti in stock; le abbiamo consentito di spostare produzioni; le abbiamo consentito persino di preparare il terreno per il trasferimento della linea 9, la linea di produzione più innovativa e capace di produrre il 90% dello Svelto per l’Italia.

Adesso però dobbiamo svegliarci: è giunta l’ora di fermare questa emorragia o quanto meno di condizionare un processo che sembra inarrestabile e che si concretizzerà di qui a fine anno nella vendita della fabbrica e di tutti i lavoratori rimasti.

Ma come? Cosa possiamo fare? Ha ancora senso agire?

La nostra risposta è semplice: se superiamo le contraddizioni e le divisioni del recente passato e agiamo compatti (Sindacato, Istituzioni, Lavoratori, Cittadini e Politica) possiamo ancora dire la nostra. Mettiamo definitivamente da parte le lusinghe aziendali (plastica inclusa) e concentriamoci sull’unico scenario realisticamente rimasto in piedi, l’unico che potrebbe garantire continuità alla fabbrica di Pozzilli: la terziarizzazione.

Ciò che sta avvenendo in questi giorni, con le manifestazioni di interesse che abbiamo registrato, deve infondere fiducia nelle nostre possibilità e speranza di un futuro ancora luminoso per questo territorio. Per di più possiamo confermare che tutti gli interlocutori che ci hanno contattato hanno chiaramente lasciato intendere quello che sin dall’inizio abbiamo indicato come un “paletto” fondamentale per il futuro della fabbrica: tutti si aspettano che Unilever lasci in dote volumi da continuare a produrre qui.

Ora, sappiamo bene che i prodotti Unilever nel lungo termine sono destinati a diminuire, ma, se davvero l’azienda, come va dicendo, non ha intenzione di violentare questo territorio, deve seguire lo “schema Sanguinetto”: lasciare 100-120mila tonnellate per il tempo ragionevole affinché il futuro proprietario della fabbrica acquisisca l’autonomia necessaria per andare avanti con le proprie gambe.

Veniamo quindi alla nostra “piattaforma”:

  1. Le RSU e le Organizzazioni Sindacali superino gli steccati che li hanno visti divisi fino ad ora e convergano finalmente su una posizione unitaria, chiedendo ad alta voce di essere coinvolte nelle scelte aziendali relative alla vendita: non più solo spettatori di un processo di progressiva sottrazione con violenza, ma garanti dell’occupazione e dei diritti dei lavoratori anche di fronte alla realtà di una multinazionale che vuole uscire di scena. Per questo invitiamo i nostri amici e colleghi a un incontro programmatico che definisca le prossime mosse del sindacato a fronte di una vendita che deve assumere secondo noi le caratteristiche di una terziarizzazione. Non possiamo fare più sconti all’azienda: dobbiamo pretendere di conoscere le vere intenzioni di Unilever.
  2. La Regione Molise, il Consorzio Industriale e il Sindaco di Pozzilli pretendano rispetto: la cessione del sito di Pozzilli deve essere condizionata a un un progetto di lungo termine e i volumi devono rimanere al di sopra delle 100mila tonnellate per poter garantire livelli occupazionali e prospettive di crescita. Questa nostra fabbrica può arrivare a produrre 300mila tonnellate: potrebbe essere il sito di Home Care Liquids più grande del Centro-Sud Italia. Non possiamo accettare che sia mortificata e condotta lentamente alla chiusura. Le istituzioni tutte non possono consentire che si ripeta quanto già successo in occasione dei vari passaggi di mano dei siti produttivi di Manuli, RER, Fonderghisa, etc.
  3. I cittadini della provincia di Isernia devono supportare tutte le iniziative promosse dalle Organizzazioni Sindacali e dai lavoratori a tutela della continuità del sito produttivo

Tutti insieme dobbiamo pretendere di conoscere nel dettaglio il vero piano della Unilever e fare in modo che i propositi di vendita si traducano in una TERZIARIZZAZIONE con un minimo di volumi garantito non inferiore alle 100-120mila tonnellate.

Basta con le favole della plastica da riciclare, delle batterie al litio, del personal care.

Vogliamo verità e rispetto.

Per i lavoratori, per il territorio e per le istituzioni.

 Antonio Martone