RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA M5S MOLISE

Sull’annoso problema dei cinghiali è intervenuto nelle scorse ore il Sottosegretario alle Politiche Agricole, Giuseppe L’Abbate.

È un tema su cui insisto da più di due anni come portavoce in Consiglio regionale, che però non è stato affrontato con la necessaria efficacia da parte della Regione Molise. La proliferazione incontrollata degli ungulati ha degli impatti significativi sul nostro territorio: basti pensare che in Italia si stimano circa 10mila incidenti stradali causati da questi animali selvatici ogni anno. Anche gli agricoltori ne pagano le conseguenze, con devastazioni dei campi e allevamenti decimati.

È giunto allora il momento di intervenire con gli strumenti più opportuni. Lo ripeto da tempo: la sola caccia di selezione non è sufficiente. La legge del 1992 “affida alle Regioni – ricorda L’Abbate – la gestione faunistica, individuando alcuni strumenti per il contenimento della popolazione di cinghiali. Tra questi: il prelievo venatorio, il divieto di rilascio di cinghiali, il divieto di foraggiamento, il controllo faunistico. Alcune Regioni hanno già regolamentato il prelievo di selezione degli ungulati anche al di fuori dei periodi previsti dalla legge”.

Venendo a noi, sarà a mio avviso necessario elaborare specifici piani di gestione, coinvolgendo anche i veterinari Asrem e i Carabinieri forestali, per effettuare monitoraggi puntuali sul campo e procedere alla mappatura delle zone di maggior presenza della specie.

Lo stesso Sottosegretario ha invitato le Regioni inadempienti, tra le quali figura neanche a dirlo il Molise, ad “adoperarsi con adeguati piani di gestione”. C’è poi un altro problema che è passato pericolosamente in sordina, quello della peste suina: L’Abbate ci informa che è in via di definizione la norma che istituisce i Piani di controllo e monitoraggio della evoluzione della malattia, che dovrebbe essere approvato d’urgenza in un prossimo Consiglio dei Ministri.

Sarà inoltre fondamentale, mi piace sottolinearlo, stimolare la nascita di una rete tra cacciatori, macelli e venditori, per la distribuzione delle carni dei cinghiali abbattuti, la cosiddetta ‘filiera delle carni’. Solo così i cinghiali potranno trasformarsi da problema in risorsa.