RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA PATRIZIA MANZO E ANGELO PRIMIANI M5S

 

La medicina di prossimità, quella che rifugge l’idea ospedalocentrica che sembra essere l’unica via, una nuova cultura sanitaria che, nonostante sia stata messa nero su bianco, non ha mai trovato concretezza. E questo vuoto nelle cure, nell’assistenza che può essere erogata con efficacia sul territorio senza ricorrere alle strutture ospedaliere, si è palesato come una enorme voragine in questo anno, cadenzato dalla pandemia.

 

“L’emergenza sanitaria – commentano i portavoce del M5S in Consiglio regionale, Angelo Primiani e Patrizia Manzo – ha evidenziato come sia indispensabile rivedere i nostri paradigmi di sviluppo, sanitari e sociali. Come sia vitale, nel senso letterale del termine, la medicina vicina ai cittadini, che si fondi sul diritto alla salute e alla cura. Un tema che ci ha visto sempre attivi e sensibili e che, con forza, abbiamo voluto portare nella sede istituzionale attraverso i nostri numerosi interventi in Aula nel corso delle sedute di Consiglio dedicate all’emergenza Covid, ma anche con precisi e mirati atti di indirizzo. Per questo motivo, il dibattito innescato dall’associazione ‘La Fonte’ – diventato poi un documento sottoscritto da Molise 2000, Molise2030 e Medici per l’Ambiente – riteniamo sia il pilastro di questo modello sanitario sul quale costruire, finalmente, quelle politiche socio sanitarie innovative e adeguate alla nostra regione e alle necessità della sua comunità”.

 

Il Movimento 5 Stelle, nelle scorse settimane, ha raccolto la richiesta proveniente dall’associazione ‘La Fonte’ tesa a promuovere un confronto istituzionale sul tema ‘Medicina territoriale’ che, in Molise, è rimasto – come molti altri argomenti – solo su carta. Il momento di renderlo concreto attraverso la sua declinazione sul territorio non è più procrastinabile, complice le inefficienze e i ritardi che l’emergenza pandemica ha evidenziato. 

 

In Consiglio regionale i portavoce hanno promosso un ordine del giorno, condiviso dal presidente della Quarta Commissione consiliare, che ha quindi consentito l’avvio di un confronto su questi temi che si toccano con mano e hanno evidenti ricadute sui cittadini e sulle comunità. 

 

“E proprio in sede di Commissione, nel corso dell’audizione che si è tenuta giovedì pomeriggio, gli spunti da poter condividere con l’assise sono arrivati concreti, realizzabili e soprattutto di prospettiva, poiché guardano ad un futuro prossimo al quale dobbiamo lavorare fin da subito perché gli errori commessi – nelle scelte adottate e nella pianificazione dei bisogni – non siano replicati”, rimarcano Primiani e Manzo.

 

Nell’ultimo rapporto sullo stato della sanità in Italia, datato dicembre 2019 e pubblicato dall’ufficio parlamentare di bilancio, emerge con forza il divario tra le singole regioni sia in termini di quantità che in termini di qualità dei servizi. 

 

“E’ evidente l’incapacità di riorientare i servizi, compensando il ridimensionamento di quelli ospedalieri con il rafforzamento di quelli territoriali e delle risorse allocate alle nuove tecnologie. Dallo studio parlamentare – spiega Patrizia Manzo – si legge testualmente che “nelle Regioni con piano di rientro le carenze strutturali, la presenza di un forte settore privato accreditato, le dimensioni troppe piccole delle strutture e la penuria di risorse rendono più difficile superare i motivi di arretratezza e attuare le necessarie riorganizzazioni”.

 

I piani di rientro comprimono fortemente la spesa, consentendo solo quei tagli – al personale e alle strutture – che hanno decretato lo stato comatoso della sanità regionale che i molisani, mai come in questo ultimo anno, vivono sulla propria pelle.  

 

“I risultati – incalzano Patrizia Manzo e Angelo Primiani –  sono per lo più dovuti allo sforzo di massimizzare i risparmi immediati piuttosto che ad un processo di riorganizzazione complessiva dell’offerta sanitaria che, invece, avrebbe dovuto consentire di rafforzare i servizi alternativi all’ospedale e di superare la maggiore frammentazione della rete e il maggiore ricorso a strutture private accreditate di dimensioni limitate”.

 

Ci sono esempi virtuosi e sono stati applicati in concreto da quelle Regioni, oggi fuori dal Piano di rientro, che hanno riequilibrato i conti guardando oltre l’ospedale come luogo di curache hanno lavorato sul potenziamento dei servizi territoriali, sui controlli sull’appropriatezza, sui sistemi di monitoraggio, migliorando il sistema di programmazione degli acquisti di prestazioni da fornitori privati. Perché uno degli squilibri rilevati dalla Ragioneria generale dello Stato nelle Regioni con forti disavanzi è proprio l’eccesso di offerta ospedaliera e farmaceutica rispetto alla programmazione nazionale con elevati tassi di ospedalizzazione e inappropriatezza dei ricoveri.

“L’integrazione tra ospedali e servizi territoriali è rimasto un passaggio incompleto che ha ampliato ancora di più i divari tra Regioni e tra il Paese Italia e il resto d’Europa così come dimostrano le informazioni riportate nel rapporto sull’assistenza residenziale alternativa all’ospedale e quella territoriale” commentano i portavoce.

 

“La pandemia – conclude Angelo Primiani – ha reso evidente non solo la necessità di adottare un nuovo modello di sanità ma, a livello nazionale, ci impone di aprire una seria ed organica riflessione sulla necessità di rivedere la ripartizione delle competenze tra Stato e Regioni sancite dal titolo V della Costituzione. Parallelamente, nelle sedi sovranazionali, bisogna farsi promotori di un nuovo modello di sviluppo sostenibile, basato su stili di vita ed alimentazione sana”.

 

Un primo passo è stato quindi compiuto per affrontare, con cognizione di causa, un argomento sensibile e che appare rilevante per gli scenari di assistenza sanitaria che si potrebbero aprire su un territorio dove il diritto alla salute deve essere declinato tenendo ben presenti le peculiarità ambientali e i bisogni delle comunità.