RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA ANGELO PRIMIANI PORTAVOCE REGIONALE M5S

Nei mesi scorsi mi sono recato più volte nell’oasi di Pantano della Zittola per toccare con mano le tante segnalazioni ricevute. Nel Sito di interesse comunitario (Sic) si sta consumando un grave danno ambientale. A metterlo nero su bianco è la stessa Regione Molise, in una lettera indirizzata al Comune di Montenero Val Cocchiara. Ne abbiamo parlato questa mattina in conferenza stampa, insieme ai rappresentanti del Wwf e dell’associazione ‘Stop Animal Crimes’.

Il danno è duplice e riguarda da un lato una specie animale in via d’estinzione, il cavallo pentro, dall’altro l’ecosistema. Il cavallo pentro è una delle 15 razze equine a distribuzione limitata riconosciute dall’Associazione degli allevatori italiani. È frutto di secoli di adattamento e se ne contano poche decine di esemplari.

Questa condizione, nel 2005 ha indotto la Regione ad intervenire con una legge regionale, che stanziava dei fondi per la tutela e la valorizzazione della razza autoctona, in linea con la normativa europea. In sostanza, si prevedeva il numero massimo di una Unità bovina adulta (Uba) per ettaro, nonché le condizioni per allevare gli esemplari allo stato semi-brado. I cavalli pentri dovevano infatti essere lasciati liberi di pascolare in una vasta area opportunamente recintata durante i mesi caldi, per essere poi custoditi e riparati dalle intemperie in inverno. Di fatto, invece, le tante segnalazioni ci restituiscono un’immagine diversa: gli equini sono lasciati allo stato brado per tutto l’anno e mancano tanto i rifugi che le recinzioni a norma di legge.

Recinzioni che risultano assenti o improvvisate col filo spinato. Un fatto che arreca non solo danno all’incolumità degli animali, ma anche un rischio evidente ai cittadini della zona e agli automobilisti in transito. Sono stati numerosi infatti gli incidenti lungo le arterie che costeggiano l’area, per via di cavalli disorientati e finiti sulla carreggiata. Ma i pericoli per la razza in via d’estinzione non finiscono qui: sono stati più di 150 i puledri sterminati da branchi di lupi, in assenza di adeguati ricoveri.

“Nei nostri numerosi sopralluoghi – ha denunciato Giancarlo Calvarese di ‘Stop Animal Crimes’ – abbiamo riscontrato anche situazioni di maltrattamento degli animali. Inoltre, i cavalli sono stati lasciati liberi di accoppiarsi con altre razze, facendo venire meno gli stessi presupposti per gli incentivi a tutela della razza autoctona. Le sanzioni per la violazione della normativa, in Molise, sono state ben più esigue di quelle comminate in altre regioni per casi analoghi”.

I danni, tuttavia, non riguardano solo gli animali. La vasta area tra Montenero Val Cocchiara e Pantano della Zittola, infatti, oltre ad essere riconosciuta come zona Sic è anche un’area pre-parco. Confina con il nascente Parco Nazionale del Matese ed è una delle poche torbiere ancora presenti lungo l’Appennino. Ma la carenza dei controlli e la presenza costante al pascolo degli equini impediscono la rigenerazione del fondo erboso, mettendo a rischio la biodiversità. “Le torbiere – ha spiegato Giuseppina Negro del Wwf – sono il luogo ideale per lo svernamento degli uccelli migratori. È incredibile che ai giorni nostri non sia ancora chiara l’importanza di un sito protetto dalla rete ‘Natura 2000’. Abbiamo fatto troppi passi indietro negli ultimi vent’anni”.

Nei mesi scorsi ho messo nero su bianco tutte queste criticità, depositando una interrogazione in Consiglio regionale, ma non ho ancora ricevuto risposte. Allora, durante la seduta di bilancio, ho provato a riproporre questo tema all’attenzione del governo regionale. Ho proposto, insieme ai colleghi del MoVimento 5 Stelle, una modifica della Legge regionale 26 del 2005, in funzione di controlli e regole più stringenti prima di erogare i contributi agli allevatori. L’assessore Cavaliere, dopo aver bocciato la proposta, mi ha garantito che si sarebbe occupato della vicenda ma, da allora, non ho avuto più notizie. È fondamentale che si proceda con un’opera di sensibilizzazione ed educazione degli stessi allevatori, per poi accompagnarli nella messa in sicurezza di tutti gli allevamenti della Zittola per tutelare, finalmente, sia la razza autoctona che il fragile ecosistema.

Anche la nota trasmissione televisiva ‘Le Iene’ è stata con me sul posto e si sta occupando della vicenda. Successivamente, ho interessato anche il Ministro Cingolani, perché ritengo che nella zona si possa lanciare un progetto pilota di transizione ecologica. I fondi del Recovery potrebbero aiutare gli allevatori a trasformare un problema in un volano per l’economia locale. Ma spero vivamente che la Regione voglia interessarsi seriamente alla cosa.