Sanità

Aloe emodin: una sostanza naturale che potrebbe contrastare la farmaco resistenza nei tumori cerebrali

Pubblicato: 09-09-2023 - 333
Aloe emodin: una sostanza naturale che potrebbe contrastare la farmaco resistenza nei tumori cerebrali Sanità

Aloe emodin: una sostanza naturale che potrebbe contrastare la farmaco resistenza nei tumori cerebrali

Pubblicato: 09-09-2023 - 333


Una ricerca Neuromed evidenzia il ruolo dell'Aloe-emodin nel potenziare l'efficacia del farmaco Temozolomide contro cellule di glioblastoma resistenti ai trattamenti chemioterapici

Il glioblastoma è uno dei tumori cerebrali più aggressivi e notoriamente difficili da trattare perché molte sue varianti sviluppano resistenza ai farmaci chemioterapici disponibili. Il Laboratorio di Neuropatologia Molecolare dell’Unità di Neuropatologia dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) ha condotto una ricerca focalizzata proprio su questa sfida.Nel lavoro scientifico, pubblicato sulla rivista Molecules, il team del laboratorio di neuropatologia Molecolare ha studiato come l’Aloe-emodin, un composto derivato dalle foglie di aloe noto per le sue proprietà potenzialmente benefiche, usato in particolare in Estremo Oriente, possa interagire e potenziare l'efficacia del temozolomide (TMZ), il farmaco standard nel trattamento del glioblastoma. La combinazione, provata su cellule, ha mostrato risultati interessanti, in particolare su alcune linee cellulari tumorali, resistenti a ai trattamenti standard. Queste cellule, derivate da biopsie di pazienti, presentano attivo il gene MGMT, che regola la farmacoresistenza.



“Abbiamo potuto vedere – dice la dottoressa Antonella Arcella, responsabile dello studio - che l’aggiunta di Aloe-emodin alla terapia standard riesce a superare la resistenza ai farmaci delle cellule tumorali, rendendo quindi maggiormente efficace la chemioterapia. Infatti il trattamento combinato riduce i livelli della proteina MGMT, responsabile della resistenza. Inoltre abbiamo anche osservato che questa combinazione terapeutica è capace di ridurre la capacità delle cellule cancerose di migrare e formare colonie, quindi diffondere il tumore”.“C’è ancora molto lavoro da fare – continua Arcella - per passare dagli esperimenti su cellule alla ricerca animale e pensare quindi a una concreta traslazione sui pazienti. Ciò che però vediamo in questo studio è una promettente speranza di unire farmaci antitumorali e sostanze naturali in una sinergia che determina un potenziamento dell’effetto dei farmaci tradizionali”.



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