Cultura

Al Niagara di Poggio Sannita, la prima presentazione de “Il Lotto nel piatto”, il libro di Giovanni Mancinone che accoppia le ricette della tradizione a novanta numeri della Smorfia.

Pubblicato: 08-01-2026 - 773
Al Niagara di Poggio Sannita, la prima presentazione de “Il Lotto nel piatto”, il libro di Giovanni Mancinone che accoppia le ricette della tradizione a novanta numeri della Smorfia. Cultura

Al Niagara di Poggio Sannita, la prima presentazione de “Il Lotto nel piatto”, il libro di Giovanni Mancinone che accoppia le ricette della tradizione a novanta numeri della Smorfia.

Pubblicato: 08-01-2026 - 773


Nell’introduzione, l’autore del suo viaggio sul binario dei sapori che riserva molte sorprese.

Al NIAGARA di Poggio Sannita, dopo le ore18 di venerdì 9 gennaio, la presentazione del libro “Il lotto nel piatto” che porta la firma del Giovanni Mancinone pubblicato da Volturnia Edizioni. Il libro accoppia 90 ricette della tradizione ai 90 numeri della Smorfia.In questo primo incontro si parlerà di “Cibo, emozioni e salute”. Oltre all’autore saranno presenti la psicologa Floriana Di Pietro, il dottor Giovanni Di Nucci e uno dei più interessanti artigiani del nostro territorio, Mario Porrone, pronto a dispensare consigli su come si produce un buon pane.L’opera non è solo zeppa di buoni consigli ma anche uno strumento di dialogo e di riflessione sul nostro rapporto con il cibo non sempre corretto.Sono stati invitati anche i produttori di olio e di vino del territorio. Sarà un modo per passare qualche ora insieme senza annoiarci. E se la fortuna ci accompagna, da qualche massaia, ci facciamo raccontare cosa sono e come si preparano i “Babaci” e le “Sagne pezzate”.



Il libro che dopo un mese è alla seconda ristampa contiene i contributi di:



Dino Campolieti, imprenditore agricolo che ci parla del valore nutritivo del più nobile dei grassi e cioè dell’olio



Carla Ann Di Nunzio, artista italocanadese che ha realizzato la copertina e le altre opere dedicate alla cucina contenute in questo volume



Fabrizio Martinelli, chimico professionista, che ci aiuta a comprendere l’importanza delle etichette che troviamo sui prodotti che compriamo nei piccoli negozi e nei grandi supermercati



Alessandra Mazzeo, biologa e docente Unimol, che in modo scientifico, anche alla luce delle varie pandemie che si diffondono nel mondo, ci parla di uomini, animali, ambiente e contaminazioni



Maria Concetta Raimondo, enologa di una importante cantina molisana che, con il suo contributo, ci accompagna



Elvira Naselli, giornalista de “La Repubblica” che nella prefazione ci parla dell’importanza della dieta mediterranea diventata patrimonio dell’Unesco



Mario Porrone, storico panificatore di Agnone che ci invita ad amare il pane vero re della tavola



Rebecca Silvestri, nutrizionista, professionista molto attenta alla salute delle persone



Claudio Valenti, architetto palermitano, artista poliedrico, che ha realizzato le novante vignette contenute nelle pagine di questo lavoro



La prefazione è firmata da Elvira Naselli, giornalista e scrittrice di “Repubblica salute”Dieta mediterranea, un bene da proteggere



  Elvira Naselli



 giornalista, scrittrice



responsabile di “Repubblica Salute”



Sono già passati molti anni da quando, nel 2010, l’Unesco ha riconosciuto la dieta mediterranea patrimonio orale e immateriale mondiale dell’umanità. Un bene da proteggere, fatto di tanti prodotti selezionati per essere i migliori nei nostri territori, e poi a poco a poco quasi estinti perché la produttività ha cominciato a imperare sovrana. Ma non sempre una lenticchia più grande e redditizia, o una varietà di grano più veloce e resistente magari agli attacchi degli insetti, può competere in gusto e ricordi con la microscopica lenticchietta di Ustica o Linosa o con il grano di Tumminia - adesso finalmente riscoperto - che ti aiuta a preparare un pane che il profumo lo senti ad ogni fetta.



La riscoperta di tutti questi prodotti alimentari di territori così vari e ricchi, come quelli del nostro Paese, in parte è stata dovuta a un pò di fighettaggine, quella che ha portato molti a voler parlare di cibo, a inseguire trasmissioni televisive, a discettare di prodotti di cui si sconosceva l’esistenza, come se fino al giorno prima non ci si fosse accontentati della sottiletta nei toast e adesso non si potesse fare a meno del caciocavallo silano o del latte nobile da mucche nutrite di erbe. Ma - moda o non moda, che ha certamente contribuito - fatto sta che la consapevolezza nei confronti di quello che mangiamo, e di come i nostri alimenti vengono prodotti, ha e continua ad avere importanza, anche per i consumatori cittadini che poca possibilità hanno di contattare direttamente i piccoli produttori e di vedere dal vivo che cosa vuol dire ruspante, quando parliamo di allevamento di polli. E che cosa vuol dire territorio vocato, lì dove crescono mele imperfette, ma dolci e profumatissime.



E poi c’è l’etica della produzione, il rispetto per i contadini, il giusto compenso per il lavoro e per i prodotti di qualità. Ecco, non sarà popolare, ma la dieta mediterranea è tutto questo: non solo prodotti meravigliosi, frutta e verdura di stagione e di territorio, preziosi legumi, olio extravergine, formaggi, pesce e un po’ di carne, ma etica del lavoro. Coltivare limoni sui terrazzamenti di Sorrento non è come applicare l’agricoltura intensiva in pianura, con piante tagliate in modo tale che tutto sia fatto da macchine. E una produzione artigianale - dove artigianale vuol dire rispetto di tempi, ingredienti e ricette – non potrà mai avere lo stesso prezzo di una produzione industriale. Questo - badiamo bene - non ha niente a che vedere con la sicurezza alimentare, che deve essere garantita a tutti i prodotti. La qualità intrinseca di un prodotto, però, non è fatta di stabilimenti industriali, ma di grotte dove si affinano formaggi, di frutti lasciati maturare all’albero fino al giorno utile di raccolta, di fragole solo quando è stagione, di alalunga sott’olio pescata nei nostri mari e non in Oceani lontani. E di passate di pomodoro ottenute da piccole varietà siciliane che non hanno bisogno di acqua: costano più del doppio della passata tradizionale in vendita in qualunque supermercato, anche della migliore, ma il profumo e il sapore, e la densità, sono cose che possiamo recuperare solo nei ricordi d’infanzia. “Sembra quella della nonna”, ha commentato mio figlio entrando in cucina. E la nonna usa il pomodoro fresco coltivato nel suo orto, l’olio extravergine di olive di nocellara, il basilico del suo davanzale. E poi tempo, e cucchiaio di legno.



Dobbiamo farcene una ragione: ci sono tanti modelli alimentari, ce ne sono di buoni e di pessimi. E ci sono i paesi che hanno rinunciato o stanno rinunciando al loro modello alimentare, attratti dalle sirene di un presunto modello vincente che però, insieme a eccesso di carni e grassi saturi, sta portando in giro per il mondo diabete e malattie cardiovascolari. Ognuno può scegliere il suo modello, a seconda della voglia, del tempo, della consapevolezza e dei quattrini che ha. Siamo un popolo con grandi percentuali di sovrappeso, se non di franca obesità. Anche nei bambini. Forse dovremmo imparare a mangiare un pò meno, ma cibo di qualità migliore. Non ha senso proporre diete mima digiuno o quelle che propongono restrizioni caloriche fino al 30 per cento, che hanno dimostrato di allungare la vita e ridurre le malattie. Non basta mangiare meno ma mangiare meglio. Questo però lo sapevamo già: i nostri nonni e bisnonni mangiavano poco, perché poco era quello che avevano, si muovevano tanto perché facevano lavori manuali e si spostavano a piedi, mangiavano un po’ di carne soltanto per le feste. Ed erano longevi, e mediamente sani.



Poi abbiamo deciso che tutto, anche il cibo, doveva diventare catena di montaggio: ma quando la carne costa meno di un chilo di zucchine, o il pesce allevato in Turchia - spigole soprattutto - lo troviamo al mercato a un prezzo inferiore alle alici dei nostri mari, allora bisogna farsi qualche domanda. Il prezzo può essere un criterio per il cibo di cui ci nutriamo? Ecco, io penso di no. Credo si debba risparmiare su altro, su beni che non ci servono per nutrirci, perché su quelli dovremmo essere un po’ più attenti. Chi vive lontano dalle città è più fortunato, se non altro per la vicinanza fisica dei campi, degli allevamenti a misura di animale, delle piccole produzioni. Ma anche chi vive in città ha qualche risorsa, a cominciare dai gruppi di acquisto solidale.



Al mio Gas - Roma secondo - afferiscono decine di famiglie. Conosciamo personalmente i produttori, li incontriamo e ci facciamo raccontare la storia dei loro formaggi, dei legumi straordinari che acquistiamo, dell’olio extravergine della Sabina o dei tonnetti alletterati che arrivano da Ustica. E poi c’è lo yogurt dei ragazzi pastori di Barikamà, scampati allo sfruttamento della raccolta nei campi del Mezzogiorno, e adesso artefici della loro produzione: uno yogurt che definire eccellente è riduttivo. Ma non solo: far parte di un gruppo di acquisto vuol dire anche solidarietà. Aiutare i produttori quando ne hanno bisogno, perché magari il maltempo ha rovinato le produzioni, o garantire loro un compenso che la normale filiera produttiva non riconosce. Mangiare, insomma, non è mai stato così meravigliosamente e dannatamente complicato. Purché sia fatto con la testa e con il cuore.



Nell’introduzione, l’autore del suo viaggio sul binario dei sapori che riserva molte sorprese. “Viaggio sublime sul binario dei sapori



I territori sono spazi senza confine zeppi di tesori che vanno osservati, analizzati e vissuti. Una ricchezza che non sempre si riesce ad apprezzare perché noi, tutti noi, veniamo distratti dagli accadimenti quotidiani. Eppure, almeno qualche volta nella vita, proviamo a staccare la spina per riavvolgere la pellicola del film della vita. Ogni persona dovrebbe provarci almeno una volta perché il viaggio a ritroso nei ricordi apre spazi nuovi di riflessione sui momenti belli della vita e su quelli più dolorosi che comunque ti arricchiscono e ti aiutano ad affrontare meglio il futuro.



In questo viaggio a ritroso, provate a fermarvi nelle varie stazioni che incontrate e mettete insieme le testimonianze. La fine della seconda guerra mondiale, la nascita dell’Europa, l’emigrazione, la ricostruzione, gli anni del boom economico, le contestazioni, il terrorismo, la moneta europea, il nuovo millennio, l’ambientalismo, i nazionalismi, le pandemie, le guerre. Mutamenti che continueranno ma che intanto ci consegnano una fragilità diffusa sia economica che sociale dove noi, tutti noi, risultiamo essere pedine insignificanti del nuovo che non corrisponde, in tutti i campi, ad una condizione migliore.



E allora, mentre riflettiamo e osserviamo il mondo e i suoi mutamenti, stacchiamo la mente dai grandi problemi che lo affliggono e proviamo a sorridere e a gioire fermandoci nelle piccole stazioni dei nostri territori con un’attenzione particolare al cibo. Si tratta di un viaggio sublime sul binario dei sapori che in ogni stazione ci riserva belle sorprese. La pasta, i legumi, l’olio, il vino, le carni, i formaggi, il pesce, le verdure, i pomodori che troviamo nelle nostre case e nei ristoranti, nella stragrande maggioranza dei casi, sono ancora prodotti genuini. Prodotti che si identificano con i territori e li caratterizzano. Pensate ai fagioli della “Paolina” di Riccia o al “Confetto” di Acquaviva di Isernia. Alle cipolle di Isernia o i pomodori di Montagano. I calzoni di San Giuseppe a Riccia e la Pampanella di San Martino in Pensilis. E che dire del vino con la Tintilia e le tante cantine che sono cresciute per quantità e qualità. O dell’olio prodotto nel comprensorio che va da Larino a Rotello per passare a Colletorto e finire a Lupara. Il tartufo poi con le sue aziende e i suoi centri di raccolta: Busso, Bojano, Colle d’Anchise, Carovilli e San Pietro Avellana dove da anni si tiene a novembre la “Fiera del tartufo bianco”. Tuttavia sarebbe riduttivo parlare di questi prodotti e non sottolineare il valore rappresentato da alcune aziende ormai inserite in un contesto produttivo e commerciale internazionale. La frutta e gli ortaggi prodotti da alcune aziende del Basso Molise si commercializzano in tutta Europa. Come avviene anche per i prodotti del lattiero-caseario. Vino, pasta e tartufi viaggiano all’interno di un mercato intercontinentale.



Accanto alle grandi realtà economiche e produttive, ci sono anche piccoli imprenditori che stanno tentando, attraverso il recupero di alcuni semi antichi, in collaborazione con la facoltà di Agraria dell’Università del Molise, di trovare uno spazio di nicchia nel difficile e competitivo mercato del frumento. Nell’area del Fortore per esempio, esiste un comprensorio che mette insieme i territori dei Comuni che vanno da Campolieto, fino a Cercemaggiore, Riccia, Macchia Valfortore e Pietracatella dove, da qualche anno si sperimenta con successo la coltivazione del Farro. Un territorio che si estende per poco meno di 500 chilometri quadrati, con una popolazione complessiva di 22 mila abitanti. In questo lembo di terra, alcuni imprenditori agricoli, dopo anni di ricerca e un’attenta analisi del terreno, hanno iniziato a coltivare con successo questo cereale appartenente alla famiglia delle graminacee. Per la sua elevata digeribilità e contenuto di vitamine, è destinato a soddisfare sempre più le esigenze dei consumatori che chiedono alimenti sani e naturali.



Aspetti nuovi, di un mondo economico e produttivo interessato da un profondo mutamento, che possono giovare alla fragile economia regionale. Buoni prodotti, territori vergini e incontaminati, cibi di qualità, possono aiutare questa terra a risollevarsi diventando luogo di attrazione per viaggiatori alla ricerca di genuinità e campagne incontaminate. Il New York Times aveva messo il Molise tra le 52 mete da visitare nel 2020. “E’ la rivincita della Regione che ha il record negativo in tutte le classifiche sul turismo, oltre che sulla natalità, disoccupazione, spopolamento”, avevano aggiunto alcuni giornali italiani commentando la notizia. Non si sapeva ancora del Covid-19 nemmeno a New York. Ora si dovranno attendere tempi nuovi. Ma intanto qualche segnale si è registrato. Durante la pandemia, sono arrivati in Molise, migliaia di persone che hanno visitato il nostro territorio scoprendo angoli di paradiso come le Cascate di Carpinone o il ponte Tibetano di Roccamandolfi. L’area archeologica di Sepino, il Teatro di Pietrabbondante e il Museo del Paleolitico di Isernia. Le chiese di San Giorgio a Petrella Tifernina, Santa Maria della Strada a Matrice e il Santuario della Madonna del Canneto. E si sa che la migliore promozione turistica è quella che fanno proprio queste persone. Nell’attesa di tempi migliori, partiamo dal quel che siamo e rappresentiamo cercando di preservare le cose buone che gelosamente custodiscono le nostre famiglie.



Nelle pagine che seguono, il lettore, troverà delle ricette che raccolgono il racconto diretto di massaie, ristoratori e sperimentazioni sul campo. Ricette del nostro territorio ma che risentono della contaminazione di altre regioni come la Campania, la Puglia e soprattutto l’Abruzzo. E alcune di queste ricette sono state rintracciate anche attraverso la testimonianza diretta di frati che hanno frequentato i monasteri molisani. Sono piatti che ognuno può sperimentare e modificare ma che per la riuscita hanno bisogno di prodotti di prima qualità e di una grande passione per la cucina che è la dote più importante per  centrare l’impresa.



E’ stato interessante, bello, stimolante e pieno di curiosità, questo viaggio nel mondo agro-alimentare e culinario dei nostri territori. Un percorso che ha toccato anche le tante sagre che si svolgono nel corso dell’anno nei nostri centri piccoli e grandi dove vengono serviti migliaia di pasti semplici ma gustosi.



Più complicato è stato collegare uno degli ingredienti di ogni singolo piatto ad un numero della cabala. Un gioco. Un’idea che mi è venuta pensando ai sogni delle persone e alla loro interpretazione.  La cabala, tecnicamente, viene definita un insieme di dottrine mistiche ed esoteriche di origine ebraica. Nel linguaggio popolare essa ha molto a che fare con la smorfia ed in particolare con i numeri delle estrazioni del lotto. Niente di scientifico. Un gioco e nulla più. Ci sono persone che però finiscono sul lastrico, si indebitano e ricorrono agli usurai. Un labirinto senza vie di uscita. Persone queste che devono essere aiutate. Ma coltivare speranze è diverso. Ed ecco perché in qualche occasione, puntare su un numero e coltivare la speranza, mi sembra un peccato veniale. In fondo, come dice una delle canzoni più celebri della Disney, “i sogni son desideri” e a volte, i sogni, possono anche diventare realtà”.



Il difficile lavoro di accoppiamento dei piatti ai novanta numeri della Smorfia



I NUMERI DELLA SMORFIA



1 La pezzata



2 Riso e fagioli



3 Patate al profumo di mare



4 Calamaretti ventricina e caciocavallo



5 Pasta, ricotta e zafferano



6 Fave e cicorie



7 Ragù del contadino



8 Riso e calamaretti



9 Cavatelli uova e pancetta



10 Pasta e fagioli dell’artigiano



11 Spaghetti con la mollica



12 Alici a scapece



13 Uova, formaggio e ricotta



14 Soufflé con crema di caciocavallo



15 Uova ed asparagi



16 Capretto del pastore



17 Costatine di maiale all’aceto



18 Calamaretti su crema di ceci



19 Sogliole, zucchine e mandorle



20 Polpette di baccalà



21 Parmigiana in bianco



22 Seppie ripiene



23 Riso, uova e parmigiano



24 Cavatelli con la ventricina



25 Tubetti al profumo di mare



26 Farro medievale



27 Salsiccia e spigatelli



28 Conchiglioni con fegato d’agnello



29 Lasagne in bianco



30 Larde e cipolle



31 Baccalà, aglio e peperoncino



32 pane, acqua e sale



33 Spaghetti, ortaggi e caciocavallo



34 Fesa di tacchino



35 Sformatini di zucca



36 Crostini al tartufo



37 Brodetto dell’Adriatico



38 Lepre in salsa rossa



39 Pampanella molisana



40 Fiori di zucca



41 Pollo alla contadina



42 Tagliatelline lardo e formaggio



43 Lasagne, speck e porcini



44 Triangoli del Matese



45 Tubetti e zucca



46 Tacconelle al sugo lento



47 Cozze in pastella



48 Bucatini al sugo di polpo



49 Pollo ripieno



50 Pallotte cacio e uova



51 Fusilli e salsiccia di fegato



52 Nodini di trippa



53 Orate al sale



54 Caponata estiva



55 Totani, peperoni e provola



56 Cannolicchi mollicati



57 Zuppa ricca



58 Sardine gratinate



59 Cicoria, cacio e uova



60 Fegatino a zuppetta



61 Polpettone alle verdure



62 Risotto verde agli scampi



63 Tagliolini al tartufo



63 Seppioline aglio e pepe



64 Spiedini di mare



65 Lonza e salvia



66 Pollo, funghi e cognac



67 Paccheri al sugo di cinghiale



68 Involtini di carne e peperoni



69 Polenta del pastore



70 Montone profumato



71 Fritto di formaggi



72 Spaghetti con le melanzane



73 Pannocchie ripiene



74 Linguine al sugo di anguilla



75 Risotto ai cannolicchi



76 Baccalà e patate



77 Fave e bieta



78 Pagello al forno



79 Cicoria mollicata



80 Baccalà profumato



81 Pasta con gli asparagi



82 Pasta, ceci e baccalà



84 Cannelloni della festa



85 Sgombro in salsa rossa



86 Cinghiale del cacciatore



87 Coniglio vino e salvia



88 Polpettone al marsala



89 Spiedini di fegato di maiale



90 Zuppa di lenticchie


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