Capracotta. La Commissione europea, con la nuova strategia sul “Right to stay”, il diritto a restare nei propri territori, lancia un messaggio chiaro agli Stati e alle istituzioni: contrastare lo spopolamento delle aree interne e montane garantendo servizi, diritti e opportunità alle comunità locali. È un principio che condividiamo pienamente e che riprende quanto già più volte denunciato e sollecitato dal presidente nazionale di Uncem, Marco Bussone. Ma mentre l’Europa parla di coesione territoriale e di diritto a restare, in Molise si continua incredibilmente a percorrere la strada opposta. Il nuovo Piano Operativo Sanitario rischia infatti di infliggere un colpo devastante all’intera provincia di Isernia, che di fatto rappresenta un’unica grande area interna. La prevista chiusura dell’Ospedale di Agnone, unico presidio sanitario dell’area montana più interna della regione, insieme alla chiusura del Punto nascita dell’Ospedale di Isernia, non sono semplici riorganizzazioni: sono scelte che accelerano lo spopolamento e che rischiano di cancellare il futuro di intere comunità. È inaccettabile immaginare che la provincia di Isernia possa diventare l’unica provincia d’Italia nella quale non si nasce più. Sarebbe il simbolo del fallimento di una politica incapace di comprendere cosa significhi vivere nelle aree interne e montane. Il diritto a restare significa dare alle persone la libertà concreta di vivere e di costruire il proprio futuro nei luoghi a cui appartengono, di mettere su famiglia, fare impresa, lavorare e invecchiare con dignità senza essere costrette ad abbandonare la propria terra per mancanza di servizi essenziali. Andare via deve essere sempre una scelta libera, personale, legata ai propri progetti di vita, e mai una necessità imposta dall’assenza di opportunità, dalla chiusura degli ospedali, dalla riduzione dei servizi e dalla paura del futuro. Quando si tolgono presìdi sanitari, scuole, trasporti e servizi, non si sta semplicemente risparmiando: si sta dicendo ai cittadini che vivere nelle aree interne non è più considerato un diritto. E invece il diritto alla salute, alla cura e alla possibilità di costruire il proprio futuro non possono dipendere dal numero degli abitanti o da una logica puramente ragionieristica. Da anni denunciamo una visione miope che continua a penalizzare i territori montani e periferici senza considerare le difficoltà reali di chi vive lontano dai grandi centri: distanze, viabilità complessa, popolazione anziana, emergenze sanitarie e carenza di collegamenti. Nessun territorio nasce marginale. Lo diventa quando la politica decide di sottrarre servizi e opportunità. Per questo il “Right to stay” non può rimanere uno slogan europeo privo di conseguenze concrete. Deve tradursi in investimenti veri, infrastrutture, servizi di qualità e politiche capaci di garantire pari dignità ai cittadini delle aree interne. Dove esistono servizi, infatti, le comunità vivono e resistono. Dove i servizi vengono smantellati, cresce soltanto il deserto sociale. Chiediamo quindi alle istituzioni regionali e nazionali di fermare scelte che rischiano di compromettere definitivamente il futuro delle aree interne molisane. Difendere l’Ospedale di Agnone e il Punto nascita di Isernia significa difendere il diritto delle persone a restare, a vivere con dignità nei propri territori e a non essere costrette ad andar via. Le nostre comunità non chiedono privilegi. Chiedono rispetto, diritti e la possibilità di avere un futuro alla pari di tutti gli altri.
Capracotta, 9 maggio 2026 Candido Paglione Sindaco di Capracotta Presidente di UNCEM Molise
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