Grande partecipazione ieri a Sant’Elia a Pianisi all’assemblea pubblica, organizzata da Evelina Colavita attivista storica di Italia Nostra, dedicata alla crescente pressione esercitata dai progetti eolici e fotovoltaici sul territorio molisano. L’iniziativa ha riunito amministratori, cittadini e rappresentanti delle associazioni per fare il punto su una situazione che desta sempre maggiore preoccupazione.
Nel corso dell’incontro è stato ricordato come il Molise, insieme alla Puglia, sia stato una delle prime regioni italiane ad essere sacrificata sull’altare della speculazione energetica. Ancora oggi è sufficiente percorrere le strade statali che da Campobasso conducono verso le aree interne per rendersi conto dell’impatto che questa trasformazione ha avuto sul paesaggio: decine e decine di aerogeneratori occupano i crinali delle colline, spesso collocati a brevissima distanza l’uno dall’altro. In alcuni casi le turbine sorgono addirittura a pochi metri dal margine della carreggiata, in una situazione che appare difficilmente conciliabile anche con elementari criteri di sicurezza.
Ad aprire i lavori è stato Gianluigi Ciamarra, presidente della sezione di Campobasso di Italia Nostra, che ha ripercorso quasi trent’anni di impegno dell’associazione contro la diffusione indiscriminata degli impianti eolici. Una battaglia che, ha ricordato, ha consentito nel tempo di ottenere importanti risultati nella salvaguardia di aree di straordinario valore paesaggistico, storico, culturale e archeologico, dimostrando come la tutela del patrimonio possa convivere con una seria programmazione energetica.
È quindi intervenuto Francesco Pratesi, presidente del Consiglio Regionale Toscana di Italia Nostra, che ha ampliato la riflessione al quadro nazionale della transizione energetica. Pratesi ha posto l’attenzione sull’opportunità di continuare a destinare decine di miliardi di euro ad un modello di sviluppo che, a suo giudizio, sta imponendo enormi sacrifici ambientali, paesaggistici, culturali ed economici, senza che siano stati dimostrati con sufficiente chiarezza benefici proporzionati in termini di decarbonizzazione. Ha inoltre sottolineato la necessità di riportare il dibattito su basi scientifiche, economiche e territoriali, superando ogni approccio ideologico.
Successivamente è intervenuta Loredana Pietroniro, vicepresidente della sezione di Campobasso di Italia Nostra e funzionaria della Regione Molise, che ha illustrato il quadro autorizzativo regionale. Pietro Niro ha evidenziato come il numero dei progetti oggi presentati al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica per il territorio molisano rappresenti un multiplo dei target di nuova potenza rinnovabile assegnati alla regione entro il 2030. Ha osservato come tali obiettivi non tengano adeguatamente conto del pesantissimo contributo che il Molise ha già dato negli anni passati in termini di consumo di suolo, trasformazione del paesaggio e occupazione del territorio.
Nel suo intervento ha inoltre ricordato che la normativa regionale contiene strumenti condivisibili per disciplinare gli impianti, ma che tali disposizioni si scontrano troppo spesso con la difficoltà degli enti locali di effettuare controlli efficaci nel tempo. Un esempio è rappresentato dagli impianti agrivoltaici, per i quali risulta particolarmente complesso verificare negli anni il mantenimento di una reale e significativa attività agricola. Pietroniro ha infine denunciato le profonde distorsioni che il fenomeno sta producendo sul mercato fondiario: le offerte economiche avanzate dagli operatori rendono ormai impossibile per molti agricoltori competere nell’acquisto o nell’affitto dei terreni, alterando profondamente l’economia rurale del territorio.
A concludere l’assemblea è stato Gianfranco Paolucci, sindaco di Macchia e presidente di ANCI Molise, che ha richiamato il difficile ruolo dei Comuni nel tentativo di riportare ordine in quello che ha definito un vero e proprio Far West autorizzativo. Gli enti locali, ha sottolineato, sono chiamati a fronteggiare una mole crescente di progetti in un contesto normativo complesso, con strumenti spesso insufficienti a garantire un’effettiva pianificazione territoriale e la tutela degli interessi delle comunità.
Dall’assemblea è emersa con forza la richiesta di una profonda revisione delle politiche di localizzazione degli impianti da fonti rinnovabili, affinché la necessaria transizione energetica non continui a tradursi nella sistematica compromissione di territori già fortemente gravati da decenni di installazioni industriali. I partecipanti hanno ribadito la necessità che le decisioni future siano fondate su una pianificazione realmente equilibrata, capace di contemperare gli obiettivi energetici con la salvaguardia del paesaggio, dell’agricoltura, del patrimonio culturale e della qualità della vita delle comunità locali.