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ll Molise accorcia le distanze con l'Italia: il Gambero Rosso incorona la sua rivoluzione del gusto. Isernia si distingue per nuovi riconoscimenti.

Pubblicato: 28-10-2026 - 168
ll Molise accorcia le distanze con l'Italia: il Gambero Rosso incorona la sua rivoluzione del gusto. Isernia si distingue per nuovi riconoscimenti. Cucina

ll Molise accorcia le distanze con l'Italia: il Gambero Rosso incorona la sua rivoluzione del gusto. Isernia si distingue per nuovi riconoscimenti.

Pubblicato: 28-10-2026 - 168


La guida Ristoranti d'Italia 2027 del Gambero Rosso racconta una ristorazione italiana in trasformazione

Le Forchette della ricerca tra Agnone, Castel del Giudice e Isernia, le trattorie che custodiscono l'anima contadina e Locanda Belvedere da Stefano, a Rocchetta a Volturno, premiata anche per l'ospitalità. Poi Campobasso, con i Tre Gamberi della Grotta di zì Concetta e una costellazione di insegne riconosciute.



Nel 2027 il Molise smette di abitare il margine e rivendica il proprio posto nella grande geografia gastronomica nazionale.



C'è una terra che per anni ha dovuto rispondere alla domanda più crudele: esisti davvero?

Il Molise, stretto tra l'Adriatico e l'Appennino, ha conosciuto il destino delle cose preziose che rimangono nascoste. È stato raccontato poco, attraversato in fretta, nominato talvolta con stupore, come se la sua stessa esistenza fosse un segreto da verificare. Eppure, nei borghi, nelle cucine di famiglia, tra montagne e pianure, il fuoco non si è mai spento. Le mani hanno continuato a impastare, le pentole a sobbollire, i pastori a custodire il sapere del latte e dei formaggi.

Adesso quel fuoco torna a illuminare la scena nazionale. La guida Ristoranti d'Italia 2027 del Gambero Rosso racconta una ristorazione italiana in trasformazione. Dentro questa nuova mappa, il Molise porta in tavola una geografia di riconoscimenti che attraversa entrambe le province. Isernia e Campobasso sono due voci differenti, due modi di interpretare una terra che cerca nella gastronomia una concreta occasione di riscatto.



Da una parte, la montagna che incontra la ricerca e una nuova idea di ospitalità. Dall'altra, la cucina contadina che si fa eccellenza nazionale. Piccoli segni sulla carta, grandi segnali per una regione che ha imparato a trasformare il proprio isolamento in identità. Isernia, la montagna che non si arrende Qui le montagne stringono i borghi, i boschi custodiscono odori e stagioni, le strade attraversano un'Italia dai ritmi antichi. Il latte, i formaggi, le carni, i prodotti dei boschi e la memoria pastorale non sono semplici ingredienti: sono le parole di una lingua che ogni ristorante deve conoscere prima di poterla interpretare.

Ad Agnone, Locanda Mammì conquista le Due Forchette. Il lavoro della chef Stefania Di Pasquo mette in relazione memoria familiare e ricerca contemporanea, dimostrando come la tradizione possa diventare materia viva, non un repertorio da riprodurre meccanicamente. Anche Mia, a Borgo Tufi, nel territorio di Castel del Giudice, conquista le Due Forchette. In un entroterra che cerca nuove forme di vitalità, gastronomia e accoglienza diventano strumenti per rendere il territorio nuovamente attrattivo. Completa la selezione Sorsi e Morsi, a Isernia, con una Forchetta. Tre indirizzi, tre traiettorie: Agnone con la forza della propria storia, Castel del Giudice con la prospettiva di un'ospitalità legata al territorio, Isernia con una ristorazione che mantiene il dialogo tra città e paesaggio. La provincia non è una distanza da colmare. È un'identità da rendere visibile.

A Rocchetta a Volturno, il racconto gastronomico della provincia trova uno dei suoi passaggi più intensi. Locanda Belvedere da Stefano conquista i Due Gamberi e riceve anche il premio speciale «Ci tornerei domani», legato al valore dell'esperienza e dell'ospitalità. Tornare non significa rinunciare al mondo. Può significare portare il mondo a casa.

Il riconoscimento del ritorno racconta il desiderio di ritrovare un'esperienza, la capacità di un luogo di lasciare un segno. In una regione che ha visto partire tanti abitanti, il tema del ritorno assume un significato particolare: riguarda i viaggiatori che tornano a tavola, ma anche chi decide di investire nuovamente nella propria terra.

La provincia di Isernia completa la propria mappa con Masseria Monte Pizzi, a Carovilli, Ausa, a Isernia, e L'Elfo, a Capracotta, tutte premiate con un Gambero. Un Gambero è un segno di attenzione, un invito a guardare più da vicino. E in questa provincia ogni tavola può diventare una porta aperta sulla storia del territorio.

La notizia più potente però arriva dal capoluogo: La Grotta di zì Concetta conquista i Tre Gamberi, entrando nel gruppo delle trattorie al vertice nazionale della propria categoria. In un tempo in cui la gastronomia rischia di diventare una competizione di effetti speciali, questa trattoria ricorda che la grande cucina può nascere dalla fedeltà alle proprie radici. Dalla memoria domestica, dalla sapienza contadina, dalla capacità di restituire valore agli ingredienti senza cancellarne l'origine.

La provincia porta inoltre due insegne premiate con un Gambero: Osteria del Borgo, a Larino, e Borgo Antico, nella Civita di Bojano. Tre tavole, tre modi di raccontare un territorio attraverso la cucina, la memoria e i prodotti locali. Non semplici punti sulla cartina, ma porte d'ingresso a una regione che merita di essere scoperta. Accanto alla tradizione, il Molise mette in campo una cucina che studia, interpreta e sperimenta.

A Cercemaggiore, Contrasto di Lucio Testa conquista le Due Forchette, inserendo la provincia nel racconto della ristorazione contemporanea. Il suo percorso rappresenta il dialogo possibile tra memoria e innovazione: non cancellare il passato, ma saperlo leggere con occhi nuovi. Sulla costa, Termoli porta invece due insegne premiate con una Forchetta: Lo Svevia e Federico II. La città adriatica possiede una doppia vocazione, marinara e storica. Il mare offre pesci, stagioni e sapori; il borgo antico restituisce pietre, vicoli e memoria. Tra queste dimensioni, la ristorazione può costruire un racconto capace di parlare ai residenti e ai viaggiatori.



Forchette e Gamberi raccontano esperienze differenti: le prime premiano i ristoranti, i secondi valorizzano il mondo delle trattorie. Non sono gradini identici di una sola classifica, ma linguaggi distinti della qualità. Per il Molise, questa pluralità è una ricchezza. Dire che il Molise accorcia le distanze con il resto d'Italia significa riconoscere la sua crescente capacità di farsi conoscere, entrare nelle mappe del gusto e offrire ragioni concrete per essere visitato. Ma i riconoscimenti sono soltanto l'inizio. Servono collegamenti, promozione territoriale, filiere solide, formazione e una narrazione condivisa che colleghi cucina, paesaggio, cultura e ospitalità. Un ristorante può accendere la curiosità; è il territorio che deve trasformarla in un viaggio. Il Molise non deve diventare un'altra regione. Deve diventare più riconoscibile come Molise. C'è qualcosa di biblico nella vicenda di una terra che semina per generazioni senza sapere quando arriverà il raccolto. Prima vengono le mani che lavorano, le famiglie che tramandano ricette, il fuoco custodito senza immaginare che un giorno qualcuno arriverà da lontano per sedersi a tavola. Poi arrivano i cuochi che interrogano la memoria, i ristoratori che investono, le nuove generazioni che scelgono di restare o di tornare. Nel 2027, Isernia e Campobasso consegnano al Molise un racconto articolato che trasforma l'ospitalità in una delle chiavi più potenti per render esso vivo.

Non è soltanto una questione di simboli. È la possibilità di raccontare una regione come un sistema di luoghi, persone, ricette e progetti che meritano di essere scoperti. Forse il vero miracolo è questo: una terra che smette di chiedere di essere vista e comincia a offrire ragioni per essere cercata.



Il Molise non ha conquistato tutto. Ha conquistato qualcosa di più difficile: una voce più forte, una presenza più riconoscibile, una possibilità concreta di futuro. Sedetevi. La tavola è apparecchiata, il fuoco è acceso, il pane è pronto per essere spezzato. E il Molise, finalmente, non ha più bisogno di spiegare perché esiste. Può raccontarlo attraverso ciò che mette nel piatto.


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