RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA ANTONIO MARTONE FIALC-CISAL MOLISE

In merito all’incontro avvenuto ieri presso il Mise, in video conferenza, con tristezza ma senza rassegnazione, dobbiamo ammettere che siamo se possibile ancora più perplessi di prima: si è trattato infatti di una riunione del tutto insoddisfacente rispetto alle attese, che invece di fare chiarezza, ha aggiunto ulteriore incertezza.

Ci aspettavamo il tanto atteso progetto di rilancio promesso a febbraio davanti al MISE e invece…

… tante vaghe e strampalate proposte, nessun progetto di rilancio, fatti meno di zero!

Ci è sembrato di assistere alla presentazione del Cacao Meravigliao, un circo Barnum di chimere industriali: si è passati da 3 a 4 progetti; dal riciclo della plastica al riciclo delle batterie al litio; dall’home care al personal care; dall’interesse di (presunti) compratori alle aziende del farmaceutico e parafarmaceutico; dalla prospettiva di chiusura alla internalizzazione di produzioni dei terzisti.

Ma i lavoratori di Pozzilli stiano sereni: c’è una società di consulenza (chi???) che sta lavorando a tutti questi progetti. E non ci sarà un cambio della guardia al vertice di Unilever Italia, anche se intanto l’Operations manager di Pozzilli non sarà sostituito.

Gli unici fatti emersi durante questa riunione (ma lo sapevamo già, quindi si tratta più che altro di una ammissione di colpa): 1. c’era un piano di chiusura di Pozzilli; 2. il favoloso progetto sul riciclo della plastica non sarebbe sufficiente a conservare i livelli occupazionali.

Ma siamo vicini alla FCA di Cassino e quindi? Ma si, ricicliamo le batterie delle future auto elettriche. Peccato però che a Cassino si fanno auto nuove (e non ancora quelle elettriche) e che le batterie di cui si parla hanno una durata media di più di 10 anni. Il processo di smaltimento, dunque, non avrebbe inizio adesso. Cosa si fa nel frattempo?

Sulla favola del Personal Care ci siamo già espressi in passato. Sappiamo tutti che i volumi di Personal Care Italia non giustificano una fabbrica e che Unilever intende tenersi stretti gli impianti in Germania e nell’Est Europa, dove il costo del lavoro è nettamente più basso e quindi i margini restano alti.

La verità è che anche grazie alla crisi da Coronavirus, i volumi e i profitti di Home Care sono aumentati. Ma di questo Unilever alla riunione di ieri non ha voluto parlare…

La verità è che Alan Jope, CEO di Unilever, ha esplicitamente vietato di fare ristrutturazioni in questo periodo, per evitare impatti reputazionali. E quindi il progetto è stato solo rinviato.

Ma, cari lavoratori di Pozzilli, il tempo sta passando e il cerchio si va stringendo. Fatti non se ne vedono. O forse si, ma purtroppo nella direzione che da mesi stiamo indicando (terzisti di… e di… che hanno aumentato la capacità produttiva).

La nostra domanda è: fino a quando si vuole abusare della pazienza dei lavoratori?

Volendo guardare al bicchiere mezzo pieno, registriamo l’encomiabile e paziente lavoro del Sottosegretario, la Dottoressa Alessandra Todde, che continua a sollecitare l’azienda affinché non ci siano licenziamenti. Lato suo, per prendere tempo, l’azienda improvvisa proposte azzardate come lo smaltimento delle batterie al litio da unire al riciclo della plastica. Quel famoso impianto della plastica che, adesso lo ammette anche Unilever, non salva l’occupazione.

Ma proviamo a stare al gioco dell’azienda. Siamo stati infatti tacciati più volte di voler giocare il ruolo di Cassandra e quindi, pur sapendo che alla fine Cassandra aveva ragione, proviamo a fare una controproposta a Unilever: mantenere a Pozzilli 200mila tonnellate dell’attuale portfolio Home Care e aprire alla produzione di detergenti a base alcolica per la cura della casa e per la cura della persona. Non importa se la proprietà del sito rimane in capo ad Unilever o passa a altre aziende, magari già impegnate nella distribuzione di detergenti.

Solo questa soluzione riuscirà a garantire la continuità lavorativa di tutta la forza lavoro: in questo modo verrebbero tutelate tutte le 500 famiglie.

Abbiamo registrato l’assenza della Giunta Regionale. Pur rimanendo nei limiti istituzionali sindacali, ci sembra d’obbligo chiedere le motivazioni di tale assenza, che per i lavoratori e tutto il territorio viene annoverata come inaudita gravità.

Il Prof. D’Addona ci ha informato che la Regione ha partecipato, con propri tecnici, alla valutazione della fattibilità dei progetti Unilever.

Noi ci aspettiamo conferme o smentite, consapevoli che le polemiche e le divisioni indeboliscono.

 

   Antonio Martone