Apprendiamo dalla stampa francese, Les Echos del 17 settembre 2020, che lo stabilimento Unilever di Saint-Vulbas sarà oggetto di rilancio attraverso una strategia di terziarizzazione/partnership: il sito, con le produzioni e le tonnellate lì allocate, sarà ceduto al gruppo spagnolo Persan che darà così continuità alle attuali produzioni e ai lavoratori.
Lo stabilimento Unilever di St. Vulbas è noto ai lavoratori di Pozzilli; è stato più volte oggetto di ristrutturazioni, ha rischiesto in passato interventi da parte di personale tecnico proveniente da Pozzilli e, ironia della sorte, in questo delicato momento di transizione è guidato da un nostro conterraneo.

Il rilancio annunciato dalla stampa francese ci fa riflettere (e ben sperare) sulla scelta fatta da Unilever, che, probabilmente messa sotto pressione dalle parti sociali e dalla cittadinanza, prima di abbandonare una fabbrica si è decisa a creare le condizioni per una terziarizzazione.
Se così fosse, noi apprendiamo la notizia con grande favore e rinnovata speranza.

Siamo stati sempre favorevoli ad un percorso di terziarizzazione, laddove l’azienda decidesse di abbandonare questo territorio. Ci è sempre sembrata la strada maestra, con Unilever che si libera di un centro di costo senza devastare un territorio già sull’orlo del collasso sociale a causa della mancanza cronica di lavoro.
Se la notizia giornalistica risultasse essere vera, la nostra domanda sarebbe semplice, immediata, spontanea: perché adottare un percorso diverso per Pozzilli? Cosa ha da meno Pozzilli rispetto a St. Vulbas?

A Sanguinetto, in Veneto, in Italia, Unilever ha creato le condizioni per una terziarizzazione attraverso un accordo con il quale si impegna a lasciare le produzion nelle mani del terzista per dieci anni.

A Saint Vulbas, in Francia, avremo probabilmente un caso analogo.
Perché per Pozzilli, Molise, Italia, si pensa a cose diverse?
Cosa impedisce ad Unilever di adottare lo stesso modello?

Vogliamo sperare non sia, come già fatto notare a dicembre dello scorso anno, la speculazione sulla presunta “debolezza” dei lavoratori molisani e dei loro rappresentanti sindacali rispetto a questo genere di decisioni. Non dimentichiamo le grandi frasi ad effetto: “…Unilever mi ha rassicurato che non ci sarà nessuna “delocalizzazione”….” “…Unilever ci ha tranquillizzati che non ci sono problemi per lo stabilimento di Pozzilli…” “….a fronte di illazioni apparse sulla stampa, Unilever conferma che non ci sarà nessuna “delocalizzazione” di produzioni….”.
Vogliamo credere che non sia un calcolo tanto spietato quanto infondato che mandando in pensione quei pochi che potrebbero accedervi nei prossimi 5 anni, sia più facile cancellare il diritto alla sopravvivenza di centiaia di famiglie.
Non saremo certo noi ad arrenderci a questi calcoli.

E’ questo il momento di far sentire, di nuovo, la nostra voce più forte che mai, sensibilizzando, ancora una volta, le Istituzioni e tutti i Cittadini affinché chiedano insieme a noi che Unilever confermi che quanto fatto a Sanguinetto prima e a St. Vulbas poi possa essere fatto anche a Pozzilli.

Isernia, Segreteria Fialc-Cisal-Regionale Antonio Martone