Tolleranza e diritti nella società multiculturale, è il titolo del primo libro pubblicato da Antonio Leone edito per la casa editrice perugina “Morlacchi” e inserito all’interno della collana “Identità e Disuguaglianze”. Il giornalista, sociologo e criminologo isernino ha posto l’attenzione sulle caratteristiche della contemporaneità in cui il diritto di libertà spesso si scontra con una minore percezione della sicurezza.

“Un problema che abbraccia molti aspetti della nostra vita – ha spiegato l’autore –, in particolare quando doppiamo rapportarci con chi proviene da culture differenti dalla nostra. Del resto i cambiamenti fanno sempre più paura rispetto all’immutabilità delle cose”. Nel libro, invece, si tenta di dimostrare che l’apertura alla diversità è fonte di progresso, sia da un punto di vista economico ma anche conoscitivo. “Le nostre conquiste, in tutti gli ambiti del sapere – ha continuato il sociologo isernino –, sono state possibili perché nel corso della storia abbiamo messo da parte le nostre certezze, siamo stati capaci di metterci costantemente in discussione.

A tal proposito Rita Levi Montalcini affermava che se l’uomo non si fosse aperto all’alterità avrebbe avuto il cervello simile a quello di un insetto. Dobbiamo entrare nell’ottica che i problemi spesso si tramutano in opportunità”.

Affinché ciò avvenga, però, è necessario rispolverare il principio della tolleranza. “Una parola che richiama subito argomenti di natura filosofica ma che, in realtà, è più vicina a noi di quanto si possa pensare. Del resto, quotidianamente, nelle nostre relazioni interpersonali dobbiamo scegliere se essere tolleranti o meno.

Questo principio orienta costantemente le nostre scelte”. Ma come si fa ad essere tolleranti? “L’essere umano è imperfetto, ognuno di noi ha delle conoscenze specifiche, uniche, ed è solo attraverso il confronto con l’altro che possiamo migliorare il mondo in cui viviamo”.

Il libro è acquistabile sul sito internet della casa editrice, su Amazon e da oggi anche presso la libreria “Enzo Della Corte” di Isernia.