L’8 marzo, una data per puntare i riflettori sulla lunga lotta di rivendicazione dei diritti delle donne che ancora tanto richiede in termini di parità e uguaglianza.

Troppe le discriminazioni, gli abusi e le violenze che la pandemia ha amplificato.

In uno scenario dove già la disparità di genere era una criticità, il crollo economico ha accentuato ogni problematica.

Il 2020 nella sua drammaticità ha ulteriormente peggiorato il mondo del lavoro femminile: le donne con bassa occupazione, salari molto più scarsi, contratti più precari e molto meno occupate nelle posizioni aziendali apicali, sono le prime a subire gli schiaffi suonati da questa crisi.

Oltre a questo siamo sempre ad affidare i carichi della cura e della famiglia sulle spalle delle donne. Lo smart working imposto al fine di ridurre i contatti e i contagi inesorabilmente ha finito per sovrapporsi agli impieghi domestici senza creare un minimo di differenziazione ed intervallo tra le attività.

A questo va aggiunto il “tradizionale obbligo” delle donne a occuparsi delle sempre più numerose fragilità familiari.

Pertanto se da una parte si può apprezzare come la pandemia sia stata acceleratrice di processi di tipo tecnologico, allo stesso tempo dobbiamo prendere atto che lo è stata anche dei processi di diseguaglianza e di fragilità; ha fatto emergere e rilevare dei punti deboli di una società sui quali serve un intervento massivo.

Oltre alle donne, è stato molto penalizzato il mondo dell’infanzia e dei bambini e dell’assistenza ai cosiddetti “fragili”.

Tra accelerazioni e fermate, chi ha continuato il suo cammino inesorabile è sicuramente la violenza subita dalle donne: la violenza di genere non si è mai fermata, il bisogno di restare a casa ha rappresentato una condanna per numerose donne.

Questa l’attenta analisi del Vice presidente del consiglio regionale Filomena Calenda che inoltre asserisce “Le politiche di genere devono cogliere il senso di cambiamento che la pandemia ha imposto a ciascuno di noi. Non si può restare indifferenti. II tema delle pari opportunità rimane un tema cruciale per il nostro paese” e riferendosi al tentativo di ripartire, desiderio di tutti, sostiene che “il nostro paese ripartirà davvero soltanto quando diminuiranno le diseguaglianze e quando si investirà in modo serio e continuativo sulle strutture sociali e su tutto ciò che ruota intorno al tema della cura, della famiglia e dell’assistenza” .

La strada pertanto è ancora lunga, “é mistificante parlare dell’8 marzo come “festa “ della donna, una mortificazione del percorso fin qui fatto che tanto ancora ci deve vedere come protagoniste della nostra storia” sostiene Calenda.