Il quadro macroeconomico
Nel corso del 2025 l’economia del Molise è risultata nel complesso stazionaria. Secondo l’indicatore ITER elaborato dalla Banca d’Italia, il livello di attività si sarebbe ridotto dello 0,1 per cento, a fronte di una crescita dello 0,7 per cento stimata per il Mezzogiorno e dello 0,5 indicata dall’Istat per l’Italia. La domanda interna è stata frenata dal debole andamento dei consumi e dalla stagnazione degli investimenti produttivi, su cui ha continuato a pesare l’elevata incertezza dovuta alle tensioni geopolitiche e commerciali; è invece proseguita l’espansione degli investimenti pubblici, alimentati anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le esportazioni si sono ridotte, interrompendo la crescita del biennio precedente.
Nei primi mesi del 2026 l’economia regionale ha risentito del peggioramento del quadro congiunturale nazionale e internazionale. In particolare, sono aumentati i rischi legati all’approvvigionamento globale di gas naturale, petrolio e altre materie prime essenziali, in relazione al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. A tali fattori si sono aggiunti elementi di natura locale connessi agli eventi meteorologici avversi e ai fenomeni franosi verificatisi tra la fine di marzo e l’inizio di aprile 2026, che hanno causato, nelle zone più colpite, sospensioni dell’attività produttiva e interruzioni delle reti viarie, in gran parte temporanee.
Le imprese
Nel 2025 i livelli di produzione sono stati condizionati soprattutto dalla debolezza del settore industriale, in particolare del comparto automobilistico. In questo settore, caratterizzato dalla prevalenza di unità produttive di imprese con sede fuori regione e da un peso rilevante sull’economia locale, è proseguita la flessione della produzione; tra le imprese industriali con sede in Molise rilevate dall’indagine della Banca d’Italia sono tuttavia emersi segnali di recupero dei volumi di fatturato, accompagnati da una sostanziale stabilizzazione della spesa per investimenti, dopo un biennio di contrazione. Nelle costruzioni le ore lavorate sono ancora cresciute, seppure in rallentamento, sostenute dalla realizzazione di opere pubbliche. I servizi privati, che negli anni successivi alla pandemia avevano contribuito in misura rilevante alla crescita dell’economia regionale, hanno mostrato segnali di debolezza: il commercio ha risentito di una crescita dei consumi contenuta mentre nel turismo si è registrata un’ulteriore riduzione di arrivi e presenze nelle strutture ricettive regionali. Nonostante la stagnazione congiunturale, i risultati reddituali delle imprese sono rimasti nel complesso positivi. Le disponibilità liquide hanno continuato ad aumentare, anche in connessione con politiche di investimento ancora prudenti. In prospettiva, la redditività delle imprese potrebbe risentire del rialzo dei costi energetici associato al conflitto in Medio Oriente; questi effetti potrebbero essere attenuati dal potenziamento della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, già significativa ma con ampi margini di sviluppo.
Il mercato del lavoro e le famiglie
Nel 2025 la crescita occupazionale si è arrestata e si è accentuato il calo delle forze di lavoro. La creazione di nuove posizioni lavorative alle dipendenze ha rallentato, sia nella componente a termine sia in quella a tempo indeterminato. Le retribuzioni hanno continuato a crescere in termini nominali; tra il 2008 e il 2023 tuttavia il loro valore reale si è ridotto in misura più marcata rispetto alla media nazionale. Le ore autorizzate di Cassa integrazione guadagni sono aumentate sensibilmente, trainate dall’espansione nell’industria dei mezzi di trasporto. Il potere d’acquisto delle famiglie è cresciuto in misura contenuta, anche a seguito della ripresa dell’inflazione. La spesa per consumi è aumentata solo debolmente mentre è proseguita a ritmi sostenuti la crescita delle compravendite di abitazioni. Il valore delle attività finanziarie delle famiglie detenute presso le banche è ancora salito, sia nella componente dei depositi sia in quella dei titoli.
L’intermediazione finanziaria
Il credito bancario al settore privato non finanziario si è stabilizzato, per effetto dell’attenuazione del calo dei prestiti alle imprese e della ripresa della crescita di quelli alle famiglie. Per le imprese la flessione ha interessato sia le aziende di maggiori dimensioni sia quelle piccole mentre, tra le principali branche di attività, è stata più accentuata nella manifattura. L’espansione del credito al consumo è stata sostenuta prevalentemente dai prestiti personali e si è accompagnata al sensibile incremento delle nuove erogazioni di mutui abitativi. La qualità del credito è risultata in peggioramento, in particolare nel settore produttivo, pur interessando un ristretto numero di aziende. Come nel resto del Paese, il numero degli sportelli bancari ha continuato a ridursi, in presenza di un ulteriore aumento dell’utilizzo di strumenti digitali nell’interazione con la clientela.
La finanza pubblica decentrata
Nel 2025 la spesa degli enti pubblici territoriali è ancora cresciuta, sostenuta dalla componente in conto capitale. Per gli investimenti pubblici, realizzati prevalentemente dai Comuni, la crescita degli ultimi anni è stata significativa, contribuendo anche all’innalzamento del grado di digitalizzazione dei servizi comunali. Gli incassi non finanziari si sono invece complessivamente ridotti. Il disavanzo della Regione ha mostrato nel 2024 un miglioramento rispetto all’anno precedente, rimanendo tuttavia su livelli elevati in termini pro capite.