POZZILLI. Si è tenuto nei giorni scorsi nel Laboratorio di Neuroanatomia e Chirurgia Formativa “G. Cantore” - CadaverLab dell’I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) il primo corso teorico-pratico per specialisti in otorinolaringoiatria ‘Corso di Dissezione. Naso, tiroide, collo, ghiandole salivari’. Un appuntamento patrocinato dall’Università Sapienza di Roma che ha visto la presenza di diversi specialisti e specializzandi provenienti da tutta Italia.
Il Laboratorio, dunque, continua ad aprirsi sempre più alle varie discipline medico-chirurgiche dando l’opportunità di fare pratica chirurgica sui preparati anatomici per una conoscenza approfondita dell’anatomia distrettuale, in questo caso di naso, tiroide, collo e ghiandole salivari.
“Neuromed offre questa preziosa opportunità ai medici ed ai chirurghi – commenta il professor Vincenzo Esposito, responsabile della Neurochirurgia II Neuromed – E ci sono varie branche interessate a questa attività, perché qui viene data la possibilità al chirurgo di studiare l’anatomia prima di praticarla sulle persone viventi, aumentando di molto la conoscenza e la qualità di quello che si fa in sala operatoria. Il professor Marco de Vincentiis, mio collega di Università ha voluto approfittare di questa opportunità e siamo molto onorati di averlo qui in Neuromed, penso sia l’inizio di una lunga collaborazione con la specialità di otorinolaringoiatria”.
“I corsi di dissezione su cadavere sono fondamentali per la preparazione del medico e del chirurgo e vanno implementati – dice il professor Marco de Vincentiis - Mi auguro quindi che ci siano molti altri appuntamenti come questo, con sempre più partecipanti. La chirurgia oggi si sta spostando verso indicazioni sempre più accurate e criteri precisi e personalizzati, oltre che inserirsi in un discorso di prevenzione, che è l’anima del trattamento. Trattamento che deve essere sempre più mono-modale, soprattutto nel caso del paziente oncologico. La tecnologia, poi, è anch’essa molto importante, come ad esempio l’utilizzo del robot chirurgico, ma non è una panacea. Ci offre, certamente, maggiori possibilità, che possiamo trasferire al paziente per un trattamento appropriato”.