Cultura

Enologia e Viticoltura nell’isernino. Il 27 giugno la presentazione del volume di Mauro Gioielli ad Isernia.

Pubblicato: 22-06-2026 - 169
Enologia e Viticoltura nell’isernino. Il 27 giugno la presentazione del volume di Mauro Gioielli ad Isernia. Cultura

Enologia e Viticoltura nell’isernino. Il 27 giugno la presentazione del volume di Mauro Gioielli ad Isernia.

Pubblicato: 22-06-2026 - 169


L’iniziativa culturale è stata promossa dalla Pro Loco di Isernia, dall’Azienda vitivinicola Campi Valerio, dall’Associazione Italiana Sommelier Molise e dal Comune di Isernia

ISERNIA. Antonello Maietta, il più noto sommelier italiano, interverrà come relatore alla presentazione del volume “Enologia e viticoltura nell’Isernino” di Mauro Gioielli. L’appuntamento è per sabato 27 giugno, alle ore 18.30, nello splendido scenario del Chiostro di Palazzo San Francesco a Isernia. Maietta è uno dei più autorevoli professionisti della comunicazione enogastronomica. Miglior Sommelier d’Italia nel 1990, ha rappresentato la nostra nazione al Campionato Mondiale dei Sommelier del 1992 a Rio de Janeiro. Degustatore ufficiale, relatore e dirigente dell’Associazione Italiana Sommelier, ne è stato Presidente nazionale dal 2010 al 2022. Nel 2021 ha ricevuto dall’Associazione della Stampa Estera in Italia il premio quale “Divulgatore dell’autenticità agroalimentare italiana”.L’iniziativa culturale è stata promossa dalla Pro Loco di Isernia, dall’Azienda vitivinicola Campi Valerio, dall’Associazione Italiana Sommelier Molise e dal Comune di Isernia, con l’obiettivo di valorizzare uno degli aspetti più identitari del patrimonio storico e agricolo del territorio.



Ad aprire l’incontro sarà Antonio Valerio, dell’Azienda Campi Valerio, che introdurrà la serata. Quindi interverrà il già menzionato Antonello Maietta, che offrirà una riflessione sul valore della vitivinicoltura e sulla tradizione enologica in chiave nazionale.Infine, l’autore del volume, Mauro Gioielli, demologo e giornalista, dialogherà con i relatori illustrando alcuni specifici contenuti della sua ricerca.A moderare l’incontro ci sarà Gabriele Venditti, direttore della biblioteca comunale “Michele Romano” di Isernia, che ha pure curato uno dei capitoli del libro.L’evento si propone come un’importante occasione di approfondimento e confronto per studiosi, operatori del settore, appassionati di storia locale e cultori della civiltà del vino, contribuendo alla conoscenza e alla valorizzazione di un patrimonio che affonda le radici nei secoli e continua a rappresentare una risorsa fondamentale per il territorio.



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Lettura critica del libro di Gioielli



Enologia e viticoltura nell’isernino. Da Calidio Erotico al vino Pentro rappresenta un’opera di notevole valore storico-documentario, destinata a diventare un punto di riferimento per chiunque voglia comprendere le radici della cultura vitivinicola molisana e, in particolare, dell’area isernina. Già dall’indice si comprende la natura multidisciplinare del lavoro, attraverso documenti d’archivio, riferimenti bibliografici e un prezioso apparato iconografico. Uno dei maggiori meriti del volume è il rigore filologico. Gioielli costruisce il discorso attraverso un impressionante apparato di fonti: epigrafi latine, cronache medievali, statuti municipali, testi agronomici, documenti notarili, bollettini ottocenteschi di viticoltura, annuari statistici e pubblicazioni specialistiche. Non si limita a riportare le fonti ma le confronta, le discute criticamente e spesso corregge interpretazioni consolidate.



Molto interessante è anche il modo in cui il libro intreccia storia locale e storia mediterranea. Il Molise non appare mai come una realtà periferica e isolata, bensì come un territorio inserito in reti commerciali e culturali ampie: dai riferimenti ai vini iberici alla circolazione delle varietà viticole, dalle esposizioni universali di Londra e Parigi fino all’export contemporaneo del Vino Pentro.



Di grande rilievo è altresì il capitolo dedicato alla Tintiglia, probabilmente il nucleo più originale e scientificamente significativo dell’opera, laddove Gioielli compie un’indagine quasi detective-like, che mostra quanto complessa sia la storia dei vitigni mediterranei. L’autore evita facili localismi identitari e preferisce il dubbio documentato alla celebrazione retorica: atteggiamento raro e prezioso.



Sul piano stilistico, il libro riesce in un equilibrio non semplice; mantiene un’impostazione scientifica senza diventare accademicamente arido. La scrittura è colta ma sorvegliata, spesso animata da ironia sottile e da autentica competenza. Infatti, particolarmente apprezzabile è la valorizzazione del patrimonio linguistico. Molti termini dialettali agronomici ed enologici (su tutti la tetegna), vengono recuperati e contestualizzati, contribuendo a salvare una memoria lessicale che rischia l’obliterazione. In questo senso il libro è anche un’opera di tutela del patrimonio immateriale.



Molto riuscita appare anche la scelta inconsueta e distintiva di collegare il vino agli argomenti demologici della società contadina: dalle usanze rituali (vendemmia ingiuriosa) alla musica (canti dialettali), dalla narrativa folklorica (leggende e aneddoti) fino agli episodi agiografici (miracoli). Il vino non viene studiato solo come prodotto agricolo, ma come fatto culturale totale, come simbolo identitario.Un altro elemento rilevante è la capacità di Gioielli di restituire dignità storica a un territorio spesso marginalizzato nelle grandi narrazioni nazionali. In questo senso l’opera assume quasi il valore di un manifesto culturale contro l’oblio delle aree interne. La sensazione finale è che l’autore non abbia semplicemente scritto una storia del vino molisano ma abbia piuttosto raccontato, attraverso il vino, la lunga memoria di una comunità. Il suo libro riesce a essere insieme opera di ricerca e racconto identitario, senza cadere né nel tecnicismo sterile né nel campanilismo enfatico.


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