RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA FIDAL MOLISE.

Dopo albe e tramonti condivisi con la famiglia e gli amici di sempre arriva il giorno in cui forse per curiosità, o per rivalsa, o semplicemente nel tentativo di mantenere la forma fisica e di combattere/prevenire i malesseri correlati all’età senile scegli di avvicinarti all’atletica leggera e di indossare la divisa di una società. E questa molla può scattare ad ogni età, in qualunque contesto socio-culturale, in ogni scorcio del mondo. Il battesimo può avvenire su di un prato, su una pista più o meno curata o sulla strada, ma una volta messe quelle scarpette il viaggio verso un sogno capace di donare emozioni fortissime non ha mai fine. Il traguardo di ogni gara è soltanto il trampolino, un trampolino, per la competitiva successiva. Vivi intensamente tutto e con la meraviglia di un bambino chilometro dopo chilometro pregusti il momento dell’arrivo in quella gara su cui hai puntato tanto.

Rinunce, sudore, sacrificio non ti costano, hai un tesserino FIDAL, ti sei impegnato a rispettare norme severe e hai scelto di entrare a far parte di un team. Lotterai, piangerai in silenzio e da solo laddove pur essendoti allenato i risultati stanno tardando ad arrivare. E il tuo compagno di giochi d’infanzia è lì e brilla di fama e di gloria conquistata sul campo, mentre il tuo organismo ti ha piantato, ti sta mettendo alla prova, ti sta testando sul fronte più duro: la gestione del giudizio che ciascuno ha di sé. Ed ecco che scatta qualcosa, quell’aliquid di misterioso e forte che può essere il sorriso inaspettato di un conoscente, l’iniezione di fiducia di un tecnico valido, l’invito a non mollare del tuo compagno e la tu mente è lì pronta a voler resettare tutto e ripartire con rinnovata grinta. Sei maturo ormai per poter affrontare le insidie di una gara infida, ma al contempo affascinante come poche. E’ giunto anche per te il momento di confrontarti con la maratona. Mesi di allenamento, sedute a tratti massacranti, meticolosa attenzione nella scelta degli alimenti. E intanto sfogli le riviste specializzate, contatti i coetanei che hanno maggiore esperienza di te, chiedi loro pareri al riguardo,ma nel profondo del tuo animo sogni già quel traguardo a Central Park. Le braccia al cielo tra le urla della gente, i colori dell’autunno, le foglie che svolazzano quasi a salutare il tuo passaggio e quel pettorale che non le spillette da balia, ma le emozioni intense provate lungo il percorso ancoreranno al tuo cuore. La preparazione curata in ogni dettaglio nei mesi che hanno preceduto la manifestazione sta per essere testata.

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Paolo Visone

E’ ottobre mancano pochi giorni ormai. Temi tutto dall’influenza che ti costringerà ad assumere farmaci che potrebbero inficiare la tua resa in gara, all’imprevisto dell’ultimo minuto, all’infortunio nel lungo concordato col tuo allenatore. E i giorni passano, l’adrenalina cresce. Ti ritrovi in aeroporto ed atterri a New York. E’ giovedì. Hai tutto il tempo per smaltire il fuso orario, per ambientarti, per stabilire cosa indossare e dove mangiare. La festa è cominciata. A Central Park in quei giorni incroci sguardi e sorrisi di runners di ogni etnia ed età. Negli occhi di ciascuno c’è euforia, entusiasmo, gioia. Hai ritirato il pettorale, un’ultima occhiata al meteo e lo start della gara è davvero ormai prossimo. In pochi dormono la notte prima della New York City Marathon anche soprattutto perché il bus che porta i podisti nel luogo di ritrovo ha orari tassativi e passa all’alba. Improvvisamente ti ritrovi in un fiume umano che, come te, è pronto a salire su di un tappeto magico. Stai per entrare nella tua griglia, fa freddo e hai sonno, tanto sonno. Hai lasciato la tua borsa su uno dei tanti camion UPS e sai che quando andrai a recuperarla sarà tutto finito… quindi cerchi di goderti tutto fino in fondo. Ecco è il tuo momento. Un rapido controllo alle stringhe e si parte. Il vibrare dei ponti al passaggio delle migliaia di podisti, il vociare allegro di chi ti sta accanto, il vento, il ritmo delle band ai bordi delle strade dei quartieri che stai attraversando, le strade larghe che per un giorno sono bloccate la traffico, i bimbi per i quali sei un campione e pretendono il “tuo” cinque, il tappeto di bicchieri da schivare e il GPS dal quale a fatica distogli lo sguardo. E intanto la segnaletica ti “incoraggia” miglia e chilometri ti riportano al contatto con la realtà. Stai per entrare a Central Park, Manca l’ultimo tratto, il più duro, quello che racconterai per il resto dei tuoi anni a parenti e conoscenti. Quel falso piano che sta per condurti sotto l’arco dell’arrivo. Qualcuno ti strilla “punch the wall!” La musica è forte, ci sei…è finita! Uno dei tantissimi volontari presenti ti porge la medaglia, fai la foto di rito ed ecco che hai scritto anche tu il tuo nome tra quello dei “finishers” della New York City Marathon. Ed ora veniamo ai risultati di quest’anno.  Ghirmay Ghebreslassie vince la 46^ edizione della New York City Marathon col tempo di 2.07.51. E se l’atleta eritreo è stato il più giovane nella storia ad aggiudicarsi questa gara-ha soltanto 20 anni- Mary Keitany ha centrato per la terza volta questo strepitoso risultato-chiudendo a 34 anni in 2.24.26. Diverse migliaia i partecipanti e tra i 2708 italiani i “nostri” hanno saputo cavarsela alla grande.

Tre ore 24 minuti e 14 secondi il tempo di Paolo Visone-M50 tesserato con l’ASD Atletica Venafro. “Non si può non sentire una gara così importante-ha dichiarato Paolo Visone pochi giorni fa nel corso di un colloquio con Massimiliano Terracciano, presidente del suo team- ma l’età e la consapevolezza ti aiutano a viverla bene”. “E’ stata un’esperienza stupenda”-questo uno dei commenti di Paolo Di Paolo-Gruppo Sportivo Virtus Campobasso-che ha chiuso la sua gara fermando il crono a 3 ore 26 minuti e 53 secondi. Ed un plauso per questo risultato arriva a Paolo Di Paolo da parte di Nicola Baranello, presidente della società appena citata. In gamba anche Aquilino Compagnone, Fortunato Niro, Antonio Martino e Roberto Berardi.