RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA ASSOCIAZIONE SALVIAMO L’ORSO

Da anni si attende che la Regione Lazio si prenda cura della conservazione e della gestione dell’Orso Bruno Marsicano presente nel proprio territorio, sottospecie unica al mondo, della quale restano poco più di 50 esemplari sull’Appennino centrale, e invece colleziona solo tante occasioni perse.

Dal 1991, anno di promulgazione della 394, legge quadro sulle aree protette, si attende la perimetrazione e l’approvazione dell’area contigua sul versante laziale del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Le aree contigue dei parchi nazionali sono zone ai margini delle aree protette che hanno un’importante funzione di connessione soprattutto per specie come l’Orso Bruno Marsicano, le quali hanno bisogno di ampi territori per svolgere le proprie attività vitali.

L’art. 32 di tale legge parla chiaro: nelle aree contigue l’attività venatoria è “riservata ai soli residenti dei comuni dell’area naturale protetta e dell’area contigua”, la Regione Lazio però continua a ignorare questa chiara indicazione del legislatore e sta nuovamente cercando di far approvare una norma illegittima ed incostituzionale nel solito e patetico tentativo di ingraziarsi i gestori delle riserve di caccia introducendo un articolo, il n. 13, al Collegato al Bilancio in discussione in questi giorni, che autorizzerebbe all’attività venatoria anche i cacciatori non residenti anagraficamente in area contigua fino a  raggiungere un carico venatorio di 40:1

A prescindere dal fatto che il carico è un tetto alla densità autorizzata dei cacciatori sul territorio non è scritto da nessuna parte che tale densità debba essere raggiunta obbligatoriamente , anzi cosi come spiega l’ultima sentenza del Consiglio di Stato, la conservazione dell’orso ha di gran lunga la precedenza su i diritti dei cacciatori ed ammettere coloro che non risiedono in area contigua equivarrebbe a vanificare lo scopo per cui l’area contigua è prescritta dalla legge 394. Non occorre poi essere un costituzionalista per sapere che una norma regionale non può non tenere conto di una norma dello Stato e tale concetto viene ribadito categoricamente sia dall’ ordinanza del Consiglio di Stato del 2018  che dalla Sentenza del TAR Lazio del 2012; la quale addirittura va oltre, definendo l’area contigua di fatto istituita visti gli accordi già firmati tra Regione e Parco. Stupisce che l’Assessore laziale all’ambiente Enrica Onorati abbia dichiarato pubblicamente che la norma da aggiungere al collegato al bilancio sia stata preparata dagli uffici della DIREZIONE REGIONALE CAPITALE NATURALE, PARCHI E AREE PROTETTE diretta dal Dott Vito Consoli, che certo non possono ignorare l’illegittimità della norma proposta.

Queste tristi furbate, che hanno il chiaro scopo di accontentare qualche amico, andranno, come è già successo in passato, a penalizzare i cacciatori locali, impedendo loro di poter cacciare sulle proprie montagne, come è successo lo scorso anno a seguito del ricorso contro il calendario venatorio. Quest’ultimi che ricoprono un ruolo importantissimo nel controllo del loro territorio sono come al solito ignorati da chi persegue nell’attivita venatoria solo un intento speculativo. Basterebbe analizzare la stagione venatoria che si sta concludendo per capire quanto è migliorata la sua gestione rispetto agli anni precedenti

L’amministrazione regionale non può più rimandare norme che vanno nella direzione della tutela dell’Orso marsicano e verso una gestione condivisa, meno conflittuale e responsabile dell’attività venatoria sul proprio territorio.

Infine dispiace registrare il silenzio di “tomba” dei nuovi organi direttivi del PNALM che non commentano quest’ultima vicenda ma sembrano piuttosto interessati a compiacere i cacciatori ed i dirigenti dell’ambito territoriale di caccia Frosinone 1 invece di tenere ferma la posizione che aveva preso il precedente Presidente dell’Ente, Antonio Carrara.

Le associazioni sottoscritte hanno sempre dialogato con i cacciatori , lo hanno fatto anche in un recente incontro pubblico a Settefrati, e non hanno mai fatto un’opposizione di principio alla caccia ma qui si tratta di ripristinare la legalità ed applicare norme esistenti e ribadite da sentenze recentissime, se l’Ente PNALM pensa che chiudendo gli occhi di fronte a tentativi come questi ne guadagni in sostegno e credibilità tra l’opinione pubblica ebbene si sbaglia di grosso.

SALVIAMO l’ORSO  e  ORSO and FRIENDS

Frosinone 27 Gennaio 2020