RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO DA VITTORIO NOLA.-PORTAVOCE REGIONALE M5S

Oggi la Regione Molise compie i suoi primi 57 anni. Venne infatti costituita il 27 dicembre 1963. Un compleanno particolare, visto che coincide con il #VaccineDay (V-Day), ovvero con la più grande vaccinazione, a livello mondiale, della storia, per contrastare la pandemia Covid-19, che tanto dolore e sofferenze sta causando in tutto il mondo.

Nonostante le note problematiche sanitarie, economiche, sociali e ambientali che interessano tutti i settori e i comparti produttivi della nostra Regione, ai giorni nostri, non ha alcun senso chiedersi il perché della nascita della Regione Molise. La domanda a cui tutti invece dovremmo sottoporci è perché essa non si è rivelata all’altezza del proprio ruolo costitutivo.

Per analizzare compiutamente le cause che hanno portato al mancato sviluppo della nostra Regione è infatti necessario ricordare il contesto storico ed economico nel quale la stessa è stata fondata. Negli anni Sessanta l’Italia ha registrato un periodo di forte espansione e crescita del PIL e ha segnato valori positivi relativamente agli altri indicatori economici (inflazione, disoccupazione, disuguaglianze, povertà etc.). Questo elevato sviluppo nazionale determinò la convinzione, negli attori politici e istituzionali del tempo, che dalla divisione della Regione Abruzzi, si potesse costituire una nuova Regione in grado di realizzare il benessere dei propri cittadini, in maniera più efficiente e snella.

Uno dei motivi che portò alla divisione territoriale del 1963 era determinato dalla fatiscenza dei collegamenti stradali tra l’Abruzzo e il Molise. Infatti, le arterie principali come la Trignina, la Bifernina e la strada che collega Venafro a Sulmona, non erano state ancora realizzate.

Inoltre, la suddivisione fu determinata anche da motivi storico-culturali, in quanto la stragrande maggioranza dei cittadini Molisani non sentivano l’Aquila come loro capoluogo.

Dopo la sua costituzione, il Molise, favorito dalla congiuntura economica positiva, per tutti gli anni Settanta, segnò importanti successi politico-istituzionali, in molti settori economici, in particolare, nelle grandi opere infrastrutturali (in quegli anni, ad esempio, venne costruito il viadotto del Liscione che all’epoca era il più lungo d’Europa); negli investimenti industriali e nella tecnologia (a Termoli, anche per la posizione strategica e per i servizi sinergici che l’intero Nucleo industriale riusciva a fornire, venne realizzata la FIAT, definita “fabbrica marziana”, in quanto avvalendosi di modernissimi robot e di manodopera locale specificamente formata, produceva l’innovativo motore fire); nell’istruzione e nella ricerca con la creazione dell’Università, che nacque con l’intento di favorire lo sviluppo economico e produttivo regionale attraverso la relazione tra mondo accademico e realtà imprenditoriali.

Tali risultati positivi, in termini economici, produssero, durante i successivi anni Ottanta, un’elevata crescita demografica. L’Istat, infatti, nelle sue analisi statistiche rivelò che i residenti molisani, per la prima volta, avevano superato le 350.000 unità, interrompendo pertanto il trend negativo che si era prodotto e manifestato nei decenni precedenti.

In sintesi, avvalendosi anche delle dinamiche macroeconomiche favorevoli e delle politiche pubbliche espansive messe in campo a livello nazionale, il grande lavoro istituzionale prodotto in quegli anni a livello regionale dalla politica locale riuscì a produrre un solido sviluppo socio-economico e demografico.

L’excursus sulla storia economica della nostra Regione ci porta dunque a domandarci: perché tale crescita si è così brutalmente arrestata, regredendo in modo così evidente negli ultimi anni? Ed ancora: se la mala gestione della politica regionale, degli ultimi due decenni, ha condizionato negativamente queste dinamiche recessive? Alla luce di quanto sopra descritto, agli attuali rappresentanti politici è chiesto di indicare obiettivi e sviscerare, con rapidità e senza più esitazione, i programmi e i piani in grado di risollevare le dinamiche negative che avvolgono la nostra terra.

Su questo punto, sarebbe interessante sapere come si pensa interrompere il trend di spopolamento che affligge la nostra Regione, specie nelle aree più interne; rendere attrattivi i tre Nuclei industriali regionali (Termoli, Bojano e Venafro) agli occhi degli investitori anche internazionali, tenendo conto dell’ormai prossimo rientro della nostra Regione all’interno dell’”Obiettivo 1” e del piano di coesione territoriale riferito alla creazione della Zona Economico Speciale (ZES) Adriatica; gestire i fondi nazionali ed europei per il rilancio economico, in particolare quelli relativi al programma Comunitario Next Generation UE (recovery fund) nonché al Contratto Istituzionale di Sviluppo; accrescere tra i giovani molisani quel sentimento di appartenenza nei riguardi dell’etica pubblica che ci hanno insegnato i nostri Padri.

Dunque, per affrontare in maniera puntuale il 2021, che partirà con la complessa gestione della campagna vaccinale per bloccare il virus Covid-19, bisognerà realizzare in tempi brevi interventi concreti in campo economico e sarà necessario affrontare le problematiche sociali che interessano le fasce di popolazione più colpite dalla crisi, rafforzando dunque quel senso di Comunità che lentamente si è assopito e che è oggi più che mai necessario.

Tutto ciò, sarà perciò possibile solo unendo le forze, senza alimentare conflitti di interesse, che come noto creano vantaggio soltanto a pochi. Pertanto, promesse superflue o peggio finte, non sono più utili a nessuno. I molisani tutti, cittadini residenti e non, desiderano trasparenza, verità e concretezza. Noi ci siamo, con idee chiare e precise anche in relazione al progetto di una rinnovata Governance regionale che realmente sia in grado di confrontarsi con le Istituzioni a tutti i livelli locali, nazionali e sovranazionali.