Se i fatti di Macerata sono assolutamente da condannare come tutti gli episodi di violenza, quello che accade in Molise deve farci fermare e riflettere. Perché dal punto di vista umanitario la coscienza porta a dire si all’accoglienza, la realtà dei fatti però ci deve condurre sulla strada del no a grandi agglomerati che rendono impossibile l’integrazione e guardare, invece, ad un’accoglienza diffusa con piccoli numeri. Soprattutto in una piccola regione come il Molise che, per numero di immigrati accolti, si colloca al primo posto nella classifica nazionale. La regola è quella della distribuzione degli immigrati clandestini in base al criterio della popolazione e della disponibilità di integrazione a sua volta derivante dalle percentuali di disoccupazione e sviluppo, non mi stancherò mai di ripeterlo. E il Molise ha già superato di gran lunga questo limite.
È del tutto evidente che il governo nazionale, in questi ultimi anni, ha compresso la volontà dei più deboli e dei territori amministrati da governi compiacenti che sono stati disposti a sacrificare i propri cittadini.
L’esasperazione degli italiani (il 68% ha una visione critica dell’immigrazione) e dei molisani, già vessati da una situazione economica al limite della sopravvivenza, rischia di trasformarsi in un vero e proprio dramma sociale che deve essere assolutamente evitato.